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Betsabea

· Politica, potere e ambiguità ·

Betsabea appare tre volte nella narrativa biblica. In 2 Samuele 11, Betsabea, moglie del servo di Davide Uria, viene ritratta come bella e proibita fonte di attrazione per il re Davide, il quale passeggia nella sua reggia mentre i suoi uomini sono in guerra. Dalla terrazza la vede fare il bagno, la fa chiamare, giace con lei. Betsabea rimane incinta e glielo fa sapere. 

«Bethsabée», Marc Chagall (1962-1963 collezione privata)

Davide si assicura che Uria non torni più dalla battaglia, e quindi la sposa. In 1 Re 1, 11-22, dopo aver appreso dal profeta Natan delle pretese al trono di Adonia, Betsabea parla a Davide a favore di suo figlio Salomone, ricordandogli la promessa di fare di lui il prossimo re. In 1 Re 2, accetta di chiedere a re Salomone, a nome di Adonia, la giovane vedova di Davide, Abisag, in sposa. Salomone è consapevole che chi controlla la donna del re precedente ne eredita il potere. Si affretta quindi a eliminare il suo rivale. La posizione inizialmente marginale di Betsabea si trasforma così in quella di una regina e madre di re influente. Come dobbiamo immaginare il suo ruolo? È ingenua, passiva, fa quel che vogliono Davide, Natan e Adonia, o è manipolatrice e potente, attira di proposito un re lascivo, inserendosi nel processo di successione e ponendo fine alle possibili pretese di un rivale proprio facendo esattamente ciò che lui le chiede? Esaminando da vicino questi importanti passaggi nel loro contesto, si possono capire lo stile letterario, l’orientamento politico e i modi in cui s’immagina che le donne esercitino il potere.

Il contesto nel quale si comprende meglio il ruolo di Betsabea è quello delle relazioni di Davide con le diverse mogli. Gli eventi che circondano tali relazioni segnano punti di passaggio fondamentali nel racconto in stile epico della sua ascesa, del suo governo e della sua senescenza. Ogni donna serve da chiave di comprensione all’eroe stesso, al suo carisma come anche ai suoi difetti caratteriali. Mikal, figlia di re Saul, che il giovane guerriero Davide corteggia e ottiene per cento prepuzi di filistei, è una delle molte ammiratrici che egli usa per fare carriera. Davide sa che l’uomo che controlla le donne legate al re investito da Dio, siano esse mogli o figlie, eredita un po’ dello spirito e dell’autorità del suo predecessore. Mikal, da parte sua, è profondamente infatuata del rivale del padre e lo aiuta a sfuggire all’ira di Saul quando quest’ultimo comprende la misura della vera ambizione di Davide. Per intenderci, colui che tramanda questo racconto, di certo schierato con Davide, insiste sul fatto che Dio ha respinto Saul e scelto Davide al posto suo, ma comunque non può fare a meno di rendere vivi i personaggi descrivendo emozioni umane, dubbi su se stessi e recriminazioni. Una Mikal un po’ più anziana forse si dispiace della sua complicità nel tradimento della casa paterna e nella morte del padre e del fratello. All’improvviso sembra rendersi conto che Davide la considera appena, e che è piuttosto innamorato delle groupies infatuate che lo accolgono quando ritorna dalla battaglia. Lei lo rimprovera e lui la respinge (2 Samuele 6). Un’altra moglie importante, Abigail, viene descritta come donna saggia che conquista l’affetto di Davide durante la fase da bandito della sua carriera, dicendogli esattamente ciò che vuole sentirsi dire sul suo carattere e sul suo futuro (1 Samuele 25). Davide ha minacciato suo marito Nabal e la sua casa quando questi gli ha rifiutato il suo aiuto. Abigail si reca da Davide di nascosto dal marito, portando cibo per i suoi uomini e parole di incoraggiamento per lui. Ammalia il futuro re, tradendo suo marito Nabal, un ricco e indipendente proprietario terriero, che considera Davide un arrivista illegittimo. Diversamente dalla saggia moglie, Nabal non riesce a capire che il futuro d’Israele sta in Davide, un pericoloso nemico che è meglio corteggiare piuttosto che allontanare. Opportunamente, Dio fa morire Nabal permettendo a Davide di prendere Abigail per moglie. L’ultima figura femminile menzionata dettagliatamente è Abisag, una giovane donna che serve Davide nella sua vecchiaia, uomo impotente contro cui i figli tramano per sostituirlo. Abisag riscalda Davide, poiché sembra che a questo punto non è in grado di fare altro con lei a letto (1 Re 1, 1-4). La giovane badante in seguito diventerà una pedina nelle questioni riguardanti il potere del figlio di Davide Adonia, rivale di Salomone.

Nel contesto più ampio delle altre mogli di Davide, citiamo Betsabea per suggerire che tutte queste donne servono al narratore per commentare le pretese di Davide, la conquista o la perdita del potere, il suo vigore e il suo carisma immensi, e la sua complicata caratterizzazione come eroe epico. Betsabea entra nei racconti di Davide quando egli è al culmine della sua carriera e poi di nuovo in prossimità della sua morte, in relazione a eventi che riguardano la successione di suo figlio Salomone, per assicurargli il regno. In un mondo tradizionale in cui la stirpe materna è una importante demarcazione di status, lignaggio e diritti, è importante che l’erede al trono di Davide sia il figlio di questa donna, la cui relazione iniziale con Davide è illegittima. Il modo in cui viene rappresentata e in cui prende forma la sua personalità rispecchia gli atteggiamenti verso la dinastia di Davide e Salomone. I ritratti di Betsabea sollevano questioni più ampie sul genere e sulle forme di azione femminile.

Un primo problema nell’interpretazione riguarda la disponibilità o il possibile interesse di Betsabea ad attirare l’attenzione del re. È innocentemente inconsapevole del fatto che la terrazza del palazzo del re gli permette di vedere quello che lei fa? Sa che lui è nella sua reggia e che gli piace salire sul tetto nel tardo pomeriggio? Fa il bagno nella speranza di attirare la sua attenzione? Viene descritta come molto bella. Il fatto che Davide sia al sicuro nel suo palazzo a sbirciare una donna nuda che fa il bagno mentre i suoi uomini sono esposti al pericolo sul campo di battaglia non sfugge ai lettori e serve a ritrarre il re in una luce meno favorevole. Questa scena illumina dunque il personaggio di Davide, creando l’impressione di un voyeur indulgente verso se stesso ma forse, in un’ottica di genere, suggerisce anche che l’avvenenza di Betsabea è estremamente potente, una sorta di canto delle sirene. I lettori dovrebbero forse immaginare Betsabea che usa il suo corpo come un prezioso capitale? Alcuni commentatori hanno suggerito che ha progetti di carriera propri. In culture tradizionali dominate dall’uomo, la via del successo per una bella donna è il matrimonio, e un matrimonio reale è particolarmente vantaggioso, come affermano comunemente i racconti popolari. Oppure Betsabea, come Mikal, trova Davide irresistibile? Il meno che possiamo dire è che il suo ruolo nella vicenda è ritratto in modo ambivalente. Il bambino nato dall’adulterio di Davide e Betsabea muore da piccolo per punizione, ma anche il futuro re, il grande Salomone, è figlio dell’unione che inizia con un atto adultero. Salomone succede al padre sul trono, ma non senza l’intervento di una Betsabea matura. Ancora una volta il suo operato può avere diverse interpretazioni.

Il narratore descrive l’intrigo che circonda la successione all’anziano re Davide. Sono emersi due partiti politici, uno in appoggio a Salomone e l’altro in appoggio ad Adonia, figlio di Agghit, un’altra moglie di Davide menzionata in relazione ad Adonia, ma non sviluppata come personaggio. È interessante che il suo nome completo, «Adonia figlio di Agghit» indichi la stirpe materna, un importante identificatore. Si potrebbe però suggerire che Agghit sia una figura meno influente a corte rispetto a colei che presto diventerà regina madre, Betsabea. Natan il profeta, parte della cricca che cerca di consacrare Salomone, mette in guardia Betsabea contro le macchinazioni a corte, dove alcuni sono pronti a sostenere Adonia, un bel principe che è il prossimo nella linea di successione dopo il defunto Assalonne. Betsabea va dal re nelle sue stanze, dove è assistito da Abisag, e gli fa sapere che Adonia sta per essere proclamato re. Con molta diplomazia, come la vincente Abigail, s’inchina e fa la riverenza, chiedendo a Davide quali sono i suoi desideri per la successione, continuando però a ricordargli la promessa che ha fatto a lei e a suo figlio che avrebbe regnato dopo di lui. Allude al grande potere del re e lo esorta a nominare Salomone, per evitare che dopo la sua morte lei e Salomone siano «trattati da colpevoli», letteralmente da «peccatori», nemici dello Stato (1 Re 1, 21). È chiaramente rimasta un personaggio influente a corte. Dobbiamo vederla come una figura tipo Rebecca, devota al proprio figlio, o come una donna che preserva ed estende il proprio status politico, o magari le due figure sono intrecciate nella monarchia? Salomone viene incoronato secondo il desiderio di sua madre e continua a consolidare il suo potere. Ancora una volta, Betsabea svolge un ruolo ambiguo a corte, che solleva domande circa le ambizioni per se stessa e per il figlio, sul ruolo delle mogli e le madri del re negli scambi politici di potere e sul modo in cui le donne, così come vengono descritte, rivelano e aiutano a inquadrare la caratterizzazione di uomini potenti.

In una serie finale di interazioni, Adonia, al quale viene negato di diventare re, chiede a Betsabea di intervenire presso suo figlio, il nuovo re, perché gli permetta di sposare Abisag, la giovane badante che ha condiviso con il re una qualche sorta di intimità muliebre. Questa proposta di Adonia solleva dubbi sul suo acume politico. Avrebbe dovuto sapere che sarebbe stata considerata una sfida diretta al potere di Salomone, poiché la moglie o la vedova del re era considerata un bene politico e spirituale, un legame con il precedente regnante consacrato, un mezzo per affermare potere e status. Così, il figlio ribelle Assalonne prende pubblicamente in moglie le concubine di Davide, lasciate indietro durante la rivolta quasi riuscita che costringe suo padre a fuggire. Questa presa di donne è un’affermazione di potere (2 Samuele 16, 22). I rivali, o coloro che desiderano conservare il proprio potere, naturalmente non rispondono mai con approvazione a simili preludi. Nel testamento di Giacobbe, Ruben viene maledetto per questo tipo di autoaffermazione (Genesi 49, 3-4). Abner, generale di Saul, suscita le ire di Isbaal, il figlio di re Saul, per essersi unito a Rispa, una delle concubine del padre, avanzando così delle pretese sul potere (2 Samuele 3, 6-10). Tuttavia, Adonia in qualche modo ritiene di poter utilizzare Betsabea per mediare tra lui e il re, come se il suo aiuto potesse in qualche modo convincere il nuovo sovrano a condividere in qualche modo il suo potere o come se lei non fosse consapevole delle implicazioni politiche di tale richiesta. Il narratore biblico descrive solo raramente i pensieri o le motivazioni intime; i personaggi vengono rappresentati per tipologie e compiono delle azioni. Al lettore non viene spiegato perché Betsabea fa quanto gli chiede Adonia, ma non stupisce che Salomone reagisca con forza, utilizzando questa richiesta come scusa per eliminare il rivale. Certamente Betsabea sapeva che sarebbe stato questo il risultato di chiedere “innocentemente” Abisag per conto di Adonia. Questa interazione è un altro dei tanti esempi biblici di donne che influenzano rapporti di potere in modo velato, indiretto. Queste azioni, di fatto, rappresentano l’essenza della saggezza delle donne nella Bibbia ebraica, delle quali Betsabea è un esempio.

La personalità di Betsabea è quindi disegnata con tratti brevi e sottili, testimonianza della straordinaria maestria dell’autore dei racconti dell’ascesa della monarchia davidica. L’autore è favorevole al regno davidico e ritrae Betsabea come una donna che usa le astuzie femminili e il potere di persuasione nel suo interesse. La sua bellezza fisica attira verso di lei il potente Davide, e in base a quanto narrato la sua fiducia in lei o il suo desiderio di compiacerla perdurano fino in tarda età. Serve da mediatrice tra uomini nel caso di Davide e Salomone. Adonia, a proprio rischio, le chiede di svolgere il ruolo di mediatrice nel suo rapporto con Salomone. È una regina madre che dà un degno erede al trono e una madre protettiva che favorisce e aiuta a consolidare il regno di suo figlio. Viene compresa al meglio in relazione alle altre donne della narrativa davidica, che non sono solo personaggi a sé stanti, ma rivelano importanti aspetti del carattere e dello sviluppo di Davide, in punti centrali della narrazione complessiva. Tutti i ruoli di Betsabea, però, fanno presagire un’intrigante ambiguità, sicché non si è mai certi della sua motivazione o del suo operato. Come in molte delle tradizioni narrative più ricche della Bibbia, il lettore ha dunque una considerevole libertà di reimmaginarla.

di Susan Niditch

L'autrice

Susan Niditch è titolare della cattedra Samuel Green di religione all’Amherst College. Formata ad Harvard, si è laureata in lingue e civiltà del Vicino oriente. Tra i suoi campi d’interesse: la letteratura dell’antico Israele soprattutto dal punto di vista del folklore e della tradizione orale; l’etica biblica, con particolare attenzione alla guerra, al genere e al corpo; la storia della recezione della Bibbia e il materiale simbolico dei testi rituali scritturistici. Di recente ha pubblicato The Responsive Self: Personal Religion in Biblical Literature of the Neo-Babylonian and Persian Periods (Yale 2015).

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