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Bestiario sacro

· Animali e simbologie della basilica Vaticana ·

Un insolito percorso tra le colonne della basilica Vaticana. Un viaggio alla ricerca degli animali che si mimetizzano nella solennità di un'immensa opera d'arte e che raccontano storie antiche di secoli. È in libreria il volume Gli animali nell'arte religiosa. La basilica di San Pietro in Vaticano (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 239, euro 33). Pubblichiamo quasi integralmente la prefazione e, sotto, l'introduzione scritta dall'autore del libro.

La basilica di San Pietro così come è giunta fino a noi, con la sua navata, la sua cupola, la sua piazza, è l'immagine più chiara ed evidente dell'universalità della Chiesa cattolica. Orientata verso il sole nascente, essa possiede un respiro cosmico in quanto abbraccia la volta celeste come ideale copertura della piazza e la rappresenta in astratto nell'invaso azzurro della cupola decorato con fasci di stelle ascendenti. Michelangelo, con la marcata struttura cruciforme, ha legato l'edificio al simbolo della passione di Cristo, e Paolo v, con l'aiuto di Carlo Maderno, prolungando la navata ha dato allo spazio interno il senso del popolo di Dio in pellegrinaggio verso la salvezza.

In un edificio siffatto che, come il tempio di Gerusalemme, incarna la lode di Dio, come potrebbe non rispecchiarsi l'immagine del creato? E difatti lo scenario naturale, attraverso la ricchezza della decorazione, entra a pieno titolo come fattore di bellezza e di complessità in quel meraviglioso repertorio iconografico che irrora di significati l'interno della basilica.

Il mondo vegetale appare nella veste decorativa degli ordini architettonici classici e nelle immagini che caratterizzano gli stucchi e i mosaici delle pale d'altare. Ancora più ricca è poi la presenza del mondo animale, che nessuno finora si era assunto il compito di illustrare sistematicamente. Lo ha fatto con risultati sorprendenti Sandro Barbagallo, accompagnandoci in una visita ideale della basilica alla scoperta della sua smagliante veste simbolica.

Tra i meriti del libro va riconosciuta la capacità di offrire, con il linguaggio eloquente delle immagini, un importante argomento per chiarire il rapporto tra il cristianesimo e il mondo animale che in tempi recenti ha nutrito l'equivoco di una connessione causale fra la tradizione giudaico-cristiana e l'atteggiamento occidentale verso la natura che negli ultimi secoli ha prodotto l'attuale crisi degli equilibri ecologici.

Per la Chiesa di oggi il «rispetto del creato», secondo la felice espressione usata da Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in veritate, è divenuto un imperativo, ma questo atteggiamento non è un fatto nuovo ed è in piena sintonia con le Sacre Scritture. All'inizio della Genesi all'uomo è affidato, prima del peccato originale, il compito di nominare, presiedere e «signoreggiare» tutti gli animali, ma questo non significa che l'uomo possa abusare di questo potere ignorando l'amore e la soddisfazione espressa dal Creatore nei confronti del creato.

Nella Bibbia gli animali sono presenti in modo pervasivo e Noè, in prossimità del diluvio che segue un periodo paragonabile a quello in cui viviamo, in cui «la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza e ogni uomo aveva pervertito la sua condotta» ( Genesi , 6, 11-12), riceve da Dio stesso l'invito a ospitare nell'arca ogni sorta di animali. Più volte nella storia sacra tra uomini e animali si descrive un rapporto attivo di solidarietà in cui si rivela un piano divino. È il caso dell'asina che salva la vita a Balaam, perché si arresta di fronte all'angelo ( Numeri , 22, 33); è il caso del corvo che si prende cura di Elia ( 1 Re , 17, 6); è il caso di Giona rigettato dalla balena ( Giona , 2ss).

Nel libro di Daniele (3, 52-90) si inscrive il Cantico dei tre giovani nella fornace, salvati per la loro fede dal fuoco che avrebbe dovuto bruciarli. In quaranta versetti Sadrach, Mesach e Abdenego celebrano ogni aspetto della creazione, anticipando il Cantico delle creature di san Francesco, citando tutti gli esseri viventi: «Benedetto sei tu, Signore Dio dei padri nostri e benedetto è il santo nome della tua Gloria (...) Benedetto il Signore, o pesci con tutto quel che si muove nelle acque; lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite il Signore, uccelli del cielo; lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedetto il Signore, fiere e armenti; lodatelo ed esaltatelo nei secoli».

Nel Nuovo Testamento gli animali sono chiamati in causa come testimonianza dell'amore di Dio per tutte le sue creature e la superiorità dell'uomo è affermata attraverso un supplemento di amore divino: «Considerate i corvi; essi non seminano, non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto voi siete da più degli uccelli?». L'attenzione del Creatore non si limita agli uomini ma riguarda la totalità del creato. «Cinque passeri non si vendono forse per due assi? — si chiede Gesù — Eppure nemmeno uno di questi è dimenticato davanti a Dio».

Nel tempo che Gesù trascorre in solitudine nel deserto, dopo aver ricevuto il battesimo, Marco racconta che «stava con le fiere e gli angeli lo servivano» (1, 13), come a rappresentare, nel rapporto con gli animali, una condizione di riconciliazione cosmica.

Il rispetto e l'amore per il creato suggeriscono a san Paolo la speranza che gli stessi esseri creati saranno liberi dalla schiavitù della corruzione verso la libertà della gloria dei figli di Dio, lasciando pensare che anche gli animali possano condividere in qualche modo il destino della risurrezione. «Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino a oggi nelle doglie del parto; essa non è sola, ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» ( Romani , 8, 22-23). Per Paolo Il Cristo è una realtà cosmica in cui tutte le cose si ricapitolano, «quelle del cielo come quelle della terra» ( Efesini , 1, 1-9).

In continuità con l'insegnamento paolino i primi cristiani vedono degli animali il volto amichevole e protettivo. A contatto con gli eremiti i leoni diventano vegetariani. Il leone di Gerasimo, nel deserto giordano, protegge l'asino del suo benefattore e lo rimpiazza alla bisogna. La stessa connivenza si produce presso gli eremitaggi occidentali, dove il ruolo dei leoni è svolto dagli orsi.

Toccherà a Francesco d'Assisi tradurre in linguaggio poetico la fratellanza universale e la possibilità di rivolgersi agli animali con amore, e questa sensibilità si ritrova in molti santi dei secoli successivi come Giovanni della Croce, Francesco di Sales,

Filippo Neri, mentre si generalizzava l'idea cartesiana dell'animale-macchina assorbita anche dai giansenisti, e un filosofo come Malebranche, pur essendo oratoriano, poteva pronunciare la celebre sentenza: «Gli animali mangiano senza piacere, gridano senza dolore, crescono senza sapere; non desiderano nulla, non temono nulla, non conoscono nulla». La sensibilità barocca però non risente minimamente della tesi meccanicista e celebra nella pittura, nella scultura, nella decorazione architettonica il mondo della creazione come una foresta di simboli che aiutano l'uomo a capire il messaggio divino che la sottende, e la basilica di San Pietro, come dimostra l'attento studio del Barbagallo, è specchio fedele di questa sensibilità.

La cultura illuminista creò le basi per l'avvento della società industriale disegnando la natura come risorsa inesauribile da sfruttare oltre che come soggetto di ricerca scientifica e di classificazione, e il romanticismo riproponendone la sacralizzazione non riuscì ad arrestare un processo che avrebbe creato il conflitto attuale che rischia di compromettere il futuro dell'umanità.

Rimangono numerose testimonianze toccanti del richiamo all'origine divina nella cultura europea e americana del secolo XIX, prima ancora che nel XX nascesse la coscienza della responsabilità umana verso il creato. È doveroso ricordare in questo senso le pagine dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij (1880) in cui lo starec Zosima esorta al rispetto religioso della natura: «Amate tutta la creazione divina nel suo insieme e in ogni granello di sabbia; amate ogni fogliolina, ogni raggio di sole! Amate gli animali, amate le piante. Se amerai tutte le cose, coglierai in esse il mistero di Dio. Una volta coltolo, comincerai a conoscerlo senza posa ogni giorno di più e più profondamente e finirai per amare tutto il mondo di un amore ormai totale e universale (...) Tutto è innocente, all'infuori dell'uomo e Cristo è con essi (gli animali) ancor prima che con noi. (...) Ma è possibile che Cristo sia anche con essi? E come potrebbe essere altrimenti? Gli dico io, il Verbo è infatti per tutti: ogni creatura, ogni essere, ogni fogliolina aspira al Verbo, canta la gloria di Dio, piange inconsapevolmente rivolgendosi al Cristo, e così fa per il mistero della sua esistenza senza peccato». Nella Caritas in veritate Benedetto XVI dà voce attuale a una eredità di pensiero e di amore che abbiamo cercato di sintetizzare, ed esprime con cristallina chiarezza la responsabilità dei credenti.

Nella natura il credente riconosce il meraviglioso risultato dell'intervento creativo di Dio, che l'uomo può responsabilmente utilizzare per soddisfare i suoi legittimi bisogni — materiali e immateriali — nel rispetto degli intrinseci equilibri del creato stesso. Se tale visione viene meno, l'uomo finisce o per considerare la natura un tabù intoccabile o, al contrario, per abusarne. La natura è espressione di un disegno di amore e di verità. Essa ci precede e ci è donata da Dio come ambiente di vita. Ci parla del Creatore (cfr. Romani , 1, 20) e del suo amore per l'umanità».

La chiave di lettura per il sacro bestiario della basilica Vaticana è in queste parole illuminate e illuminanti.

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13 dicembre 2019

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