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Berlino chiede una soluzione politica per la Libia

· Il segretario generale della Nato ribadisce che l’Alleanza atlantica non armerà gli insorti ·

Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, in visita a Pechino ha detto che «la situazione in Libia non può essere risolta con mezzi militari». Westerwelle, che ha incontrato il ministro degli Esteri cinese, Yang Jiechi, ha sottolineato che «si può avere solo una soluzione politica e noi dobbiamo mettere in piedi un processo politico». Il capo della diplomazia di Berlino ha aggiunto: «Questo dovrà iniziare con un cessate il fuoco rispettato da Gheddafi». Sia la Germania che la Cina si sono astenute sulla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che ha imposto la no-fly zone sulla Libia.

Sul terreno militare la situazione, tra conquiste e arretramenti, continua a essere altalenante. E mentre Francia e Stati Uniti hanno inviato emissari a Bengasi — oggi è giunto anche l’emissario dell’Onu, l’ex ministro degli Esteri giordano Abdelilah Al Khatib — per incontrare il Consiglio di transizione nazionale, anche l’Italia riceverà lunedì il responsabile per la politica Estera del Consiglio stesso. Ma nonostante gli insorti incontrino serie difficoltà sul fronte militare, le crepe nel regime libico ormai sono evidenti: dopo la fuga a Londra del ministro degli Esteri libico, Mussa Kussa, si moltiplicano voci su trattative segrete per favorire altre defezioni tra i collaboratori del regime di Gheddafi.

Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha intanto ribadito che l’Alleanza atlantica non armerà gli insorti libici e anche la Francia — lo ha detto il ministro della Difesa, Gerard Longuet — ha assicurato che la questione non è «all’ordine del giorno». Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che sarebbe inopportuno armare gli insorti anti-Gheddafi in Libia e ha aggiunto, nel corso di una visita a Londra, che una simile decisione «potrebbe favorire il terrorismo».

Il generale Charles Bouchard, a capo delle operazioni in Libia, ha affermato a Napoli che la Nato aprirà subito un’inchiesta dopo le dichiarazioni del vicario apostolico di Tripoli, che ieri ha denunciato vittime civili nei raid della coalizione. «Prendiamo in seria considerazione ogni aspetto del problema — ha dichiarato Bouchard — ma le operazioni Nato sono iniziate questa mattina. Vi faremo avere dettagli una volta che la nostra indagine sarà conclusa». Il generale, poi, ha sottolineato che la Nato dispone di regole di ingaggio molto strette e che opera all’interno della risoluzione Onu. «Il mio mandato è quello di proteggere la popolazione — ha ripetuto più volte — siamo al corrente dalla stampa di quanto sarebbe accaduto giovedì a Tripoli e stiamo investigando se le forze Nato siano o meno coinvolte». Monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, ha denunciato che «i raid cosiddetti umanitari hanno fatto decine di vittime tra i civili in alcuni quartieri della capitale libica. Ho raccolto diverse testimonianze di persone degne di fede al riguardo e ho appreso che in particolare, nel quartiere di Buslim, a causa dei bombardamenti, è crollata un’abitazione civile, provocando la morte di 40 persone. Ieri avevo riferito che i bombardamenti avevano colpito, sia pure indirettamente, alcuni ospedali. Preciso che uno di questi ospedali si trova a Misda».

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08 dicembre 2019

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