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Ulisse e il sogno di Guardini

· Per una filosofia del concreto vivente ·

L’affinità di Papa Francesco con Romano Guardini è — lo dico con gioia — esistenziale, perché è molto più grande e intensa di una semplice affinità intellettuale. L’occhio che ascolta — titolo di un’opera di Paul Claudel — è la qualità che von Balthasar individua nella visione di Guardini: il suo occhio ascolta, si mette a disposizione totale di colui che sta guardando (il concreto vivente, cioè l’altro, e quindi in definitiva Gesù Cristo, perché è Lui il Concreto Vivente). 

Théophile Bra, «Ulisse davanti all’isola di Calipso»(1822, Compiègne)

Questo occhio che ascolta, con attenzione e amore, è «l’elemento essenziale dell’incontro»: lo sguardo nello sguardo del prossimo. Credo che sia una bella immagine per rappresentare l’affinità fra Papa Francesco e Romano Guardini: entrambi guardano con occhi che ascoltano. Nel libro L’opposizione polare, scritto in gioventù, Guardini sviluppò un suo metodo per realizzare una visione che lasciasse spazio all’oggetto, in modo tale che l’oggetto stesso potesse essere il fulcro da cui far partire la riflessione. Le affinità tra Romano Guardini e Papa Francesco possono essere illuminate da un sogno di Guardini che Bergoglio trascrisse e commentò nel 1986, mentre lavorava alla propria tesi di dottorato proprio sull’autore dell’Opposizione polare. Leggiamo in una lettera: «Fu detto che quando l’uomo nasce gli viene donata una parola e ciò ha un significato molto importante: non è solamente una capacità o un’attitudine ma è una parola. Questa parola è detta dentro se stesso (Wesen), però è una parola d’ordine (Passwort) per tutto ciò che accade. È sia forza che debolezza. È un incarico e un dono. È una sicurezza (protezione) e un rischio».

di Diego Javier Fares

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18 agosto 2019

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