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Benedetta preghiera

· In un gesto il viaggio del Papa ·

Com’è noto, il settimo capitolo della lettera agli Ebrei è tutto centrato sul misterioso personaggio di Melchisedec e sul suo incontro col patriarca Abramo, il quale riceve da lui la benedizione. Bisogna tenere conto di questo sfondo quando Papa Francesco chiede di pregare per lui, perché non si tratta certo di una formula di commiato ricorrente. Quando nel suo primo saluto in piazza San Pietro si è rivolto al popolo lì riunito dicendo «vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica», il Pontefice non ha compiuto un gesto demagogico, mediatico. E quando chiede la preghiera di tutti, non lo fa con il desiderio di rendere più simpatica e meno ingessata la liturgia.

Per Francesco la benedizione orante ha un profondo contenuto spirituale e un altissimo simbolismo missionario. È un vivo bisogno personale.

Perciò, quando nella sua recente visita nella bidonville di Kangemi a Nairobi ha chiesto di fermarsi per ricevere una benedizione e una preghiera molto speciale, ha compiuto un gesto che non può passare inosservato. Ed è fondamentale per comprendere il suo pensiero su questa espressione spirituale.

A benedirlo è stato infatti un sacerdote anziano, missionario in quel paese, costretto su una sedia a rotelle. Il testo biblico ricordato all’inizio di questa riflessione fa riferimento a un evento simile accaduto tra Abramo e Melchisedec. Le tradizioni ebraica, cristiana e musulmana, ma anche altre religioni, hanno sempre visto nell’atto della benedizione un’enorme solennità con un significato importantissimo.

In quanto sommo Pontefice della Chiesa cattolica, Francesco, con la sua richiesta, esprime il bisogno di essere benedetto da un umile e sconosciuto uomo di Dio per andare avanti nella missione come successore di Pietro. In quel momento unico, il Papa trae forza dalla semplicità di chi ha condotto la sua azione pastorale in quel luogo lontano. E i cristiani devono capire che hanno bisogno di nutrirsi di questa esemplare esperienza evangelica per proseguire nella sequela di Gesù Cristo.

Il gesto del Papa non è un gesto qualunque, non è marketing, non è demagogia. È Vangelo orante nella sua pura e massima espressione.

Preghiamo per lui. Dice il vero quando afferma di averne bisogno. È un privilegio urgente che dobbiamo attuare.

di Marcelo Figueroa

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20 giugno 2019

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