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Benedetta parrocchia

· Il cardinale arcivescovo di Barcellona ai preti di Madrid ·

Una realtà aperta, che accolga tutti e non separi e che soprattutto non si accontenti di appartenere a gruppi selezionati o a delle speciali élite. È l’identikit della parrocchia secondo il cardinale arcivescovo di Barcellona, Juan José Omella y Omella. Il porporato lo ha tracciato intervenendo nei giorni scorsi a un corso di aggiornamento pastorale per sacerdoti organizzato nella capitale iberica dall’Università Ecclesiastica San Dámaso (Uesd) e dall’arcidiocesi madrilena. Presenti anche il cardinale arcivescovo di Madrid, Carlos Osoro Sierra con il rettore dell’Uesd, Javier Prades. 

Salvador Dalì «Madonna di Port Lligat» (1949)

Al centro dell’incontro — il secondo in un mese e mezzo che Omella tiene presso il San Dámaso, rileva il periodico «Vida Nueva», sottolineando anche il particolare clima di collaborazione instauratori tra i pastori di Barcellona e Madrid — il tema della «parrocchia missionaria».
Si torna alla parrocchia, dunque. Dopo anni in cui non è mancato chi ha profetizzato il superamento di questo antica struttura pastorale, la parrocchia si ripresenta come una proposta sempre giovane e attuale. A patto che si rivolga alle persone che vivono nelle «circostanze concrete di oggi» e «non a quelle degli anni sessanta» del secolo scorso, puntualizza Omella. Che confessa di essere un «innamorato della parrocchia», al punto di desiderare sempre di essere un semplice «prete di villaggio».

Insomma, «Benedetta la parrocchia che accoglie tutti», come sintetizza il settimanale dell’arcidiocesi di Madrid «Alfa y Omega» nel servizio che dedica all’appuntamento. La carta vincente della parrocchia è infatti quella di essere vicina alla gente. In questo, ha evidenziato il porporato, è fondamentale la linea tracciata da Papa Francesco nella Evangelii gaudium. Infatti, la parrocchia «deve essere segnata dalla gioia, come il Papa ci chiede, e questo è la grande novità: la parrocchia non esiste per trasmettere tristezza, ma per annunciare Gesù Cristo. E per annunciarlo nelle circostanze concrete del nostro mondo». In questo senso, «non è una struttura obsoleta, anche se ci sono falsi profeti che dicono che è finita».

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22 febbraio 2018

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