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​Belli come
un prato fiorito

· ​Il riordino della Pinacoteca Civica Tacchi-Venturi di San Severino ·

È un museo piccolo e prezioso che sta al centro di San Severino, uno dei luoghi più belli delle Marche, nella provincia di Macerata. Parlo della Pinacoteca Civica che il 19 marzo scorso è stata inaugurata dopo il riordinamento scientifico e allestitivo curato dallo storico dell’arte della Soprintendenza marchigiana Alessandro Marchi e dall’architetto Luca Maria Cristini, direttore del locale Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici.

Pinturicchio, «Madonna della Pace», 1490 circa

Entrate nella Pinacoteca di San Severino oggi felicemente virata in rosso nella scelta cromatica voluta dall’architetto Cristini e capirete le tendenze artistiche fondamentali che attraversano fra Trecento e Cinquecento questa parte d’Italia. C’è l’influsso lagunare che, risalendo dai porti sull’Adriatico, porta nel cuore della Marca lo smagliante smaltato cromatismo di memoria bizantina di Paolo Veneziano. C’è il fiorentinismo un po’ naïf di Allegretto Nuzi da Fabriano e c’è, affidato al superbo retablo perfettamente intatto nella sua dorata fiammeggiante cornice, lo stile di Carlo Crivelli che, discendendo dai capolavori mirabili del San Venanzio e del San Francesco di Camerino, si declina e si ibrida nei modi più popolareschi, nel linguaggio in certo senso “etnico” del fratello Vittore.

La corrente artistica espressionista e patetica di origine umbra è testimoniata in Pinacoteca dal polittico di Nicolò di Liberatore detto L’Alunno, mentre la linea morbida, ritmica e melodiosa inaugurata dal Perugino si affida al Pinturicchio su tavola forse più bello fra quanti se ne conservano nei musei del mondo. Mi riferisco alla Madonna della Pace, un’opera così importante per la grande storia dell’arte che l’abbiamo vista di recente alla Venaria Reale di Torino nella mostra «Il sole delle arti», mostra dedicata a Raffaello e curata da Gabriele Barucca.

E poi ci sono i pittori della scuola sanseverinate. C’è l’elegante luminoso Lorenzo di Alessandro che cerca di mediare la memoria del Crivelli con le tendenze umbre di Bartolomeo di Tommaso e dell’Alunno, e c’è l’irsuto ultra espressivo Bernardino di Mariotto così fortemente caratterizzato e così geniale nelle invenzioni grafiche che se vivesse oggi farebbe, io credo, il vignettista di cartoons.

Naturalmente, come tutti sanno, i protagonisti assoluti della scuola di San Severino sono stati i fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni. Operativi all’inizio del Quattrocento, autori degli affreschi dell’Oratorio di San Giovanni a Urbino, belli come un prato fiorito a primavera, e qui in San Severino pittori delle storie di Sant’Andrea in San Francesco in Doliolo e della leggenda di San Giovanni Evangelista, già nel Duomo vecchio e ora — opportunamente staccati — esposti in Pinacoteca, possono essere considerati gli alfieri in Italia e in Europa di quella tendenza artistica che i manuali chiamano del “gotico internazionale”. 

di Antonio Paolucci

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18 agosto 2019

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