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Bellezza ritrovata

· Intervista al tesoriere della cattedrale londinese di Saint Paul restaurata dopo trecento anni ·

«E pensare che tutti i lavori sono frutto di donazioni: all’inizio non avevamo un penny»

Era il 2 dicembre 1697: a 31 anni dal terribile incendio che aveva distrutto Londra, la ricostruzione della cattedrale di Saint Paul procedeva così spedita che nel coro fu possibile celebrare una solenne messa di ringraziamento per la pace seguita al trattato di Ryswick. Gli Inglesi non erano più in guerra contro i Francesi e gli accordi stipulati erano favorevoli al re inglese Guglielmo III. Il vescovo di Londra, Henry Compton, dedicò la sua omelia al Salmo 122: «Quale gioia quando mi dissero: “Andremo alla Casa del Signore”». Non soltanto come Inglesi, predicò Compton, ma soprattutto come Londinesi i fedeli presenti dovevano particolare gratitudine a Dio, che permetteva loro di cancellare finalmente le ultime tracce della distruzione causata dal fuoco, per innalzare lodi e preghiere su un luogo consacrato dalla devozione di tante generazioni. Era la quarta volta che in quel punto veniva dedicata una chiesa all’Apostolo delle genti. La prima era stata edificata nel 604 da re Etelberto del Kent.

21 giugno 2011: una solenne liturgia intesa a ricordare i trecento anni dall’ultima edificazione ha coinciso con la fine di lunghi e imponenti lavori di restauro. Il capolavoro architettonico di Christopher Wren, che impiegò dieci anni soltanto a progettarlo, luogo simbolo per la nazione è ritornato alla sua maestà e bellezza originaria.

Intatta tra le macerie dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, circondata oggi da grattacieli e torri moderne, visitata ogni anno da due milioni di persone in cerca di messe, concerti, dibattiti e visite guidate, la cattedrale domina ancora il paesaggio urbano londinese. Alla messa sono intervenuti anche la Regina e il Duca di Edimburgo. Chiediamo al reverendo Mark Oakley, Tesoriere della cattedrale di Saint Paul, chiarimenti sulla data celebrata ieri. «Il 21 giugno 1675 — ci spiega — è stata posta la prima pietra del nuovo edificio di culto. La cattedrale fu completata invece nel 1711. La chiusura ufficiale dei lavori fu il giorno di Natale di quell’anno. Quest’anno celebriamo quindi i trecento anni dal completamento della nuova cattedrale, iniziata il 21 giugno di quasi quarant’anni prima.

Quindi la data scelta per la solenne liturgia, 21 giugno 2011, racchiude, in un certo senso, l’inizio e la fine, il 21 giugno e il 1711, l’alfa e l’omega dell’edificazione.

Proprio così! Alla messa hanno partecipato duemila persone: c’erano i Reali, c’erano amici e frequentatori della chiesa, ma anche i tanti che ci lavorano. Abbiamo più di duecento impiegati e varie centinaia di volontari, senza contare chi ha contribuito ai restauri, operai, artigiani e conservatori. Abbiamo invitato tutti. È stata una grande festa nazionale ma anche una specie di festa di famiglia, la festa della famiglia che vive intorno alla cattedrale.

Certo, è una bella coincidenza di date: i trecento anni dal compimento dei lavori per la ricostruzione della cattedrale e la fine dei lavori di restauro.

Il restauro è durato quindici anni e volevamo proprio che fosse completato entro quest’anno. E ci siamo riusciti! E così è la prima volta da quindici anni che si può finalmente ammirare l’esterno della cattedrale senza impalcature! Ed è anche la prima volta, dalla costruzione della chiesa, cioè da trecento anni, che è stata portata a termine una generale opera di restauro e ristrutturazione. L’esterno è stato completamente ripulito, ma anche scrupolosamente restaurato, e così l’ambiente interno. Ma non è stata solo un’opera di restauro. In questi anni molte altre cose sono state realizzate, per esempio un centro di formazione per studenti delle elementari e una migliore struttura ricettiva per i disabili.

Siete soddisfatti dei lavori?

Siamo tutti assolutamente entusiasti. Pensiamo sia stato fatto un lavoro splendido.

Quindi valeva la pena spendere tutti quei soldi, quaranta milioni di sterline?

Assolutamente sì. Anzi, per essere precisi, quei soldi non li abbiamo per niente spesi, piuttosto li abbiamo raccolti! Non avevamo un penny all’inizio, abbiamo iniziato tutto dal nulla. Abbiamo cominciato nel 2000 con l’istituire una fondazione per lanciare una raccolta di fondi. Abbiamo avuto settanta benefattori che hanno donato ognuno 50.000 sterline, più due grossi contributi da consorzi familiari. Poi hanno donato società finanziarie e associazioni professionali della City. Così siamo riusciti a raggiungere alla fine la cifra di quarantadue milioni di sterline.

La cattedrale di Saint Paul è oggi stata recuperata nel suo splendore. Lei, da sacerdote, come giudica l’importanza e il ruolo dell’arte e dell’architettura nell’esperienza di fede? Può la bellezza artistica contribuire alla vita dello spirito?

Per me l’architettura di Saint Paul è tutto un discorso, fatto non di parole, ma di materiali edilizi, che parla di trascendenza. Noi vediamo la gente che entra in chiesa e che si lascia ispirare dal suo spazio. Credo che molte cattedrali medievali in Gran Bretagna non siano così luminose o spaziose. Gli spazi sono scuri, quasi angusti. A Saint Paul no, forse un po’ come a San Pietro a Roma. Qui, e lì, gli spazi sono immensi, armoniosi. Sir Christopher Wren era un esperto di matematica e geometria, conosceva bene l’arte delle proporzioni. Credo che l’architettura della nostra cattedrale abbia un forte impatto sull’anima. Io vedo che appena la gente entra in questo spazio, il loro spirito, il loro cuore trovano una dimensione di intimità e di elevazione adatta a riflettere e a contemplare. Qui la gente si azzarda a intuire la possibilità di valori più autentici, qui ci si sente di poter distillare l’essenza più pura del proprio essere. Basta fermarsi un po’, sedersi su una panca, stare fermi per qualche minuto, soli con se stessi, per capire cosa veramente conta nella vita. Io credo che Saint Paul consenta proprio questo al visitatore. Entri in chiesa, e nessuno ti salta addosso. Non ci si sente bloccati, inibiti o oppressi. Chi entra qui trova il proprio spazio. Ovviamente la giornata della cattedrale è segnata da una serie di preghiere e di liturgie quotidiane. Così la gente si trova spesso a sedersi casualmente in mezzo a una congregazione in preghiera, o ai suoi margini, ma questo spazio offre la possibilità di sentirsi a casa.

Le società occidentali si presentano, almeno all’apparenza, come società secolarizzate. Eppure sembrerebbe che attraverso la fruizione della bellezza artistica si manifesti l’aspirazione, forse inestirpabile, a una dimensione più alta. L’arte ci può aiutare a riscoprire i tesori della fede?

Sono assolutamente d’accordo. La nostra politica qui in cattedrale è quella di coinvolgere attivamente artisti contemporanei. Li incoraggiamo a portarci le loro opere, proprio allo scopo di trovare un linguaggio comune capace di far scoprire a tutti quali siano i valori fondamentali. In un certo senso cerchiamo di offrire trampolini di lancio verso la profondità. Noi siamo stati abituati fin da piccoli a parlare di questa profondità e di Dio con un vocabolario religioso, ma non tutti hanno avuto l’opportunità di apprendere i termini di questo vocabolario, così l’esperienza dell’arte potrebbe forse aiutarli a vivere la nostra stessa tensione, ma con modalità differenti.

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