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Belgio paralizzato
da una settimana

· Scioperi contro la riforma delle pensioni e del mercato del lavoro ·

Sono le pensioni il punto centrale degli scioperi indetti in Belgio. Ma le misure del Governo contestate riguardano anche la riforma del mercato del lavoro e dello stato sociale. Di fatto il Paese risulta paralizzato. Disagi soprattutto nei trasporti ma anche nelle scuole e in altri servizi pubblici.

Protesta dei lavoratori  della pubblica amministrazione a Bruxelles (Ansa)

Le proteste hanno raggiunto il record di sette giorni, un fatto che in Belgio non accadeva da trent’anni, dal 1986. Dallo scorso fine settimana la maggior parte dei treni e degli autobus sono fermi. Sulle strade del Paese ci sono chilometri e chilometri di code. Disagi soprattutto in Vallonia, dove le azioni di protesta sono più ampie rispetto alle Fiandre. In Vallonia, ad esempio, circola solo il 15 per cento dei treni contro il 70 delle Fiandre. Il preavviso di sciopero arriva fino a venerdì. Sono previste però nuove riunioni tra le società dei treni e i sindacati. Al centro dello scontro, c’è la politica di tagli promossa dal primo ministro Charles Michel, nominato a capo di un governo frutto di un accordo di coalizione. La posizione dei sindacati è netta. Michel Meyer, leader della più grande organizzazione sindacale, identificata con la sigla Cgsp, afferma duramente che «se la politica del Governo sui servizi pubblici rimarrà immutata, si andrà fino in fondo e se necessario ci sarà la guerriglia».

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