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Brigitte Bardot, il Midrash Rabba e l’Assunta

· Dal film di Vadim attraverso l’esegesi rabbinica alla festa cristiana ·

Michelangelo, «La creazione di Eva» (cappella Sistina)

Et Dieu créa la femme non è solo il titolo del film di Roger Vadim che lanciò in tutto il mondo il mito di Brigitte Bardot, è (anche) una citazione dal secondo capitolo della Genesi, si legge nella newsletter di Prixm.org, un sito in lingua francese, inglese e portoghese nato con lo scopo di redonner goût à la Bible, “ridare gusto alla Bibbia”. Le splendide foto di BB pubblicate nella newsletter settimanale, diffusa il 12 agosto, nei giorni che precedono la festa dell’Assunta, non sono solo un espediente per attirare qualche navigatore in più. Sono soprattutto un’occasione per riflettere sul mistero della bellezza e sulla “benedetta diversità” che fa scontrare e incontrare le due metà del cielo. La grazia e l’armonia delle immagini non sono un accessorio, hanno un ruolo importante nel processo della conoscenza; in fondo, come rivela l’etimologia del verbo latino sapere, ciò che non viene apprezzato e gustato non è davvero capito e metabolizzato.

Per questo anche un’immagine celebre — magari tratta da un film di cassetta, ma presente nella memoria di tanti e, per questo, con pieno diritto di cittadinanza nell’immaginario collettivo — può diventare un efficace strumento di educazione dello sguardo. Di frasi tratte dalla Bibbia è intessuta la nostra vita quotidiana, si legge su Prixm, e rintracciarne i percorsi nella foresta di simboli del mondo contemporaneo è un’avventura affascinante: dalle canzoni di Léonard Cohen ai capolavori di Rembrandt, dal Midrash Rabba (da questo commento rabbinico viene il famoso adagio «La donna uscì dalla costola dell’uomo per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata») alle citazioni nascoste nei romanzi di Dostoevskij.

In fondo i gli autori di Prixm cercano di mettere in pratica — anche nel campo della comunicazione — il metodo dell’Incarnazione, che rende quotidiano il divino ed esperienza concretamente sperimentabile la presenza di Dio.

Un consiglio già implicito, si può aggiungere, nell’omelia di Paolo VI nel giorno dell’Assunta di cinquanta anni fa, il 15 agosto 1968.

«Mentre celebriamo la sua gloria — spiega Papa Montini — cercheremo di avvicinare l’eccelso modello alla nostra esperienza d’ogni giorno. Anche coloro che si atteggiano a spregiudicati e secolarizzati, avvertono la nostalgia di una bellezza ideale, specie dopo le delusioni di taluni idoli, addotti quali capolavori, mentre sono miserevoli fantasmi. Giornali, libri, letteratura, spettacoli ne sono pieni. Occorre, allora, sollevare in alto gli occhi, come sempre il popolo cristiano ha fatto; cercare la Madonna; e da Lei attingere la lezione della vita».

Nella festa che ce la fa contemplare tanto alta, lontana da noi, continua il Papa «sentiamo invece che proprio questa luce benigna, da Lei effusa, ci soccorre per avvicinarla. La Madonna non è soltanto Madre e Regina nostra: è sorella, è compagna; è stata anch’Ella cittadina di questa terra; ha percorso i nostri stessi sentieri e, più di tutti, conosce la gravità, la pesantezza della esistenza della vasta famiglia umana, colpita da tanti malanni, e destinata alla penitenza, al dolore santificante, alla speranza che deve quasi liberare dalle cose esteriori, affinché vengano amate quelle supreme».

La Madonna è anche un vivente “promemoria” per l’uomo della caduta originale, la terribile ferita ontologica, strutturale che ha cambiato lo sguardo di Adamo ed Eva su loro stessi e su tutta la creazione. «Il mondo — continua Paolo VI nell’omelia della messa per l’Assunta — ha perduto il concetto di una immacolata concezione, perché gli uomini recano in sé lo squilibrio, la disfunzione, la disarmonia del peccato originale».

Una caduta che non consiste tanto nell’aver preferito il mondo a Dio, quanto nell’aver reso esclusivamente materiale il mondo, ovvero nell’averlo staccato dalla sua sorgente di vita e, quindi, nell’averlo svuotato di significato e di Spirito, della sua sacramentalità. La Bibbia ci insegna che il mondo non è automaticamente “nemico”, la questione riguarda piuttosto come ci poniamo nei suoi confronti.

di Silvia Guidi

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20 novembre 2018

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