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Baviera «terra benedicta»

· Il Papa alla cerimonia di consegna dell’onorificenza dell’anello d’onore da parte della cittadina di Traunstein ·

Una festa in famiglia. È l’atmosfera che si è creata sabato pomeriggio, 30 luglio, nel cortile del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo dove si è svoltala cerimonia per la consegna al Papa dell’anello d’onore di Traunstein,la cittadina bavarese che ha inteso ancora una volta rendere omaggioal suo antico concittadino, offrendogliil massimo riconoscimento regionale.Il Papa li ha ringraziatirivolgendo loro un discorso a braccio.

Cari amici,

un cordiale saluto a voi tutti che siete venuti dal Chiemgau e dal Rupertiwinkel. Con voi, come ha detto il Landrat, Castel Gandolfo è diventato un villaggio bavarese e sono contento perché tramite voi è presente qui la mia terra bavarese. Il Signore ve ne renda merito!

A Lei, caro signor Landrat, il mio sentito grazie per le parole venute dal cuore: sono venute dal cuore e sono giunte al mio cuore; hanno tracciato un quadro della nostra patria e, al tempo stesso, hanno ribadito il legame con me; per me è una grande gioia il fatto che questo anello d’onore mi sia stato consegnato all’unanimità, al di là di ogni appartenenza partitica, di ogni differenza che — giustamente — esistono. Per me è un segno che da voi sono davvero «a casa», che ci accogliamo vicendevolmente e che continuo a fare parte di voi. Sono felice e riconoscente per la mia bella terra e per questa meravigliosa serata che mi avete regalato. Il Signore vi ricompensi!

Probabilmente, l’anello d’onore non sarà visibile nella mia mano, ma sarà sistemato in maniera tale che io l’abbia sempre davanti agli occhi ed esso mi possa ricordare quello che comunque so nel profondo del mio cuore: là sono a casa, nel Chiemgau, nel Rupertiwinkel, nei luoghi della mia giovinezza che Lei ha ricordato. Vi sono grato perché, sia pure per un attimo, mi avete fatto rivivere la bellezza e la gioiosità della cultura bavarese.

Caro signor Landrat! Lei ha parlato della nostra terra come della «Terra benedicta» ed ha accennato ai monaci che hanno sviluppato tra di noi questa cultura della gioia. «Terra benedicta» la nostra terra lo è davvero, grazie al Creatore: ci ha dato le montagne, i laghi, le valli, i boschi. Dobbiamo essergli riconoscenti perché ci ha affidato una parte così preziosa della terra. Ma la nostra terra è pienamente «Terra benedicta» sostanzialmente perché gli uomini sono stati toccati nella fede dalla bellezza del creato e dalla bontà del Creatore e, toccati da Lui, hanno saputo dare alla nostra Terra pieno splendore e capacità di rifletterlo. Cosa sarebbe la Baviera senza le torri con le cupole a cipolla delle nostre chiese, senza lo splendido barocco e la gioiosità dei redenti che in esse si espande? Senza la nostra musica, quella sacra — che ti fa direttamente guardare dentro al Paradiso — e quella profana? A voi musicisti, un grande ringraziamento: siete stati bravissimi a presentare qui la musica bavarese e mi avete ricordato ancora una volta che lì sono di casa, da lì provengo e di quella terra continuo a fare parte. Il Signore vi ricompensi!

Senza le chiese, le croci delle strade, le cappelline — come ha ricordato anche il consigliere provinciale — la Baviera non sarebbe Baviera; senza la sua musica, la sua poesia, l’affabilità e la cordialità e la gioiosità che abbiamo appena sperimentato. Gioiosità, cordialità, bontà crescono però soltanto se il cielo sopra di noi è aperto. Non tutti i giorni c’è il sole — l’ha detto anche lei, signor Landrat; a volte dobbiamo attraversare vallate buie. Ma possiamo farlo rimanendo gioiosi ed umani — se il cielo è aperto per noi, se siamo stati sfiorati dalla certezza che Lui ci ama in tutto, che Dio è buono e che per questo è bene essere uomo. La Baviera è diventata quella che è partendo da questa certezza, e noi tutti preghiamo e speriamo che così rimanga. Affinché possa restare così e continuare ad essere sempre bella e le persone possano continuare a dire di sì alla vita, al futuro, è importante che non perdiamo lo splendore della fede, che rimaniamo credenti, cristiani, cattolici laddove cattolico significa anche sempre essere «aperti al mondo» — cioè mondo, vita e fede insieme — significa essere tolleranti ed aperti gli uni agli altri alla cordiale fraternità nei riguardi di coloro che sanno di appartenere all’unico Padre e che sanno di essere amati dall’unico Signore.

Questa è la mia preghiera: lasciamoci sfiorare dalla fede, lasciamoci guidare dalla fede affinché lo splendore del cielo possa giungere fino a noi e possa illuminare il mondo nelle sue miserie, rendendolo bello e splendente.

Da parte mia vi prometto che nelle mie preghiere la mia terra è sempre presente, e come segno di questo ora vi imparto la Benedizione apostolica.

Il Signore vi ricompensi! Vi auguro un buon soggiorno a Castel Gandolfo! Salutatemi la Baviera.

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11 dicembre 2019

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