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Basterebbe poco
per salvare la terra

· Un rapporto diffuso alla vigilia della giornata mondiale indetta dalle Nazioni Unite ·

Roma, 22. Basterebbe poco, davvero poco. Per disinnescare il processo degenerativo che sta causando il riscaldamento climatico, nei termini previsti dall’accordo di Parigi del 2015, basterebbe un’intesa forte tra pochi paesi che facciano da leader mettendo in campo politiche equilibrate in ogni settore industriale ed energetico. È la tesi del Climate Action Tracker, un gruppo di ricerca internazionale che ieri, alla vigilia della giornata mondiale della terra promossa dall’Onu, ha pubblicato un rapporto sulle strategie più efficaci per ridurre i gas serra e proteggere il pianeta.

Dal documento emerge un dato molto significativo: per attuare velocemente e in maniera duratura la decarbonizzazione dell’industria e cambiare rotta verso le rinnovabili non servono grandi accordi globali e trattative infinite, ma l’impegno e la guida di pochi paesi-leader che possano aprire la strada ed essere da modello per gli altri. Il rapporto cita l’esempio di alcuni settori in cui questa strategia è già risultata vincente. Nel settore elettrico, responsabile del quaranta per cento dei gas serra collegati all’energia, la svolta verde è stata avviata grazie agli investimenti nelle rinnovabili e alle politiche realizzate da pochi paesi come Danimarca, Germania, Spagna e Cina nel campo dell’eolico e del fotovoltaico. In questi paesi tra il 2006 e il 2015 la capacità di produrre energia eolica è aumentata del 600 per cento e quella fotovoltaica addirittura del 3500 per cento. Un altro esempio è quello dei trasporti, causa di un quinto della produzione dei gas serra. In questo settore la rivoluzione passa dalle autoelettriche. All’avanguardia ci sono Olanda, Norvegia, California e Cina. Da questi modelli — sottolineano gli esperti — occorre ripartire.

Ripartire non solo col rilancio degli accordi globali firmati a Parigi, ma anche con l’allargamento della rivoluzione in atto a settori che ancora non la conoscono. A esempio — sottolinea ancora il rapporto del Climate Action Tracker — un’autentica svolta verde non c’è stata nel campo dell'immobiliare. Soltanto con climatizzazione, cucina e illuminazione gli edifici producono circa il venti per cento dei gas serra. Il potenziale tecnologico per cambiare rotta c’è, ma non c’è l'impegno dei governi.

Il rapporto del Climate Action Tracker è solo uno dei tanti documenti pubblicati in occasione della giornata mondiale della terra, la più grande manifestazione ambientalista del mondo, che si celebra il 22 aprile. L’evento, quest’anno, arriva in un momento particolarmente teso a livello politico. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha mai fatto mistero della sua volontà di ritirarsi dall’intesa di Parigi, annullando i provvedimenti del suo predecessore Obama. In realtà, la partita alla Casa Bianca è molto complessa e anche il fronte dei repubblicani non è così compatto. Basti pensare al fatto che pochi giorni fa è saltata la riunione dei principali consiglieri di Trump che avrebbe dovuto formulare le raccomandazioni da consegnare al presidente riguardo alla politica sul clima. Il tema, in ogni caso, sarà sul tavolo del g7 di Taormina il 26 e 27 maggio.

Ma non c’è solo la politica. La giornata della terra è anche un evento globale, che punta a coinvolgere il maggior numero di persone in tutto il mondo attraverso manifestazioni e iniziative. L’obiettivo è sensibilizzare su questioni come il riciclaggio, il risparmio energetico, la protezione e il rispetto delle aree verdi. Nei 193 paesi delle Nazioni Unite almeno un miliardo di persone attraverso 22.000 organizzazioni parteciperanno alla giornata. «L’obiettivo è difendere la scienza che oggi è vittima di un attacco senza precedenti, e per ricordare che la scienza è ovunque, interessa tutti, e contribuisce alla tutela del pianeta in cui viviamo e della nostra salute» spiega in un’intervista al «Guardian» Kenneth Kimmell, presidente dell’organizzazione non profit Union of Concerned Scientists.

La marcia avrà luogo in più di 500 città del mondo, da Cape Town, in Sud Africa, a Wangdue in Buthan. Forte l’impegno europeo. In Italia la piazza principale sarà quella di Roma, con un corteo che partirà alle 16 dal Pantheon.

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