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Basterà un romanzo?

· La storia del popolo rom tra luci e pregiudizi ·

Con La compagnia del vento (Casale Monferrato, Piemme, 2015, euro 18,50, pagine 385), infatti, Vanna de Angelis presenta l’epopea corale di un popolo senza terra. Al centro della storia Dušan, giovanissimo rom dall’incredibile talento per il violino, che vive e viaggia con la sua e altre famiglie nella Serbia che il Terzo Reich ha affidato al generale filonazista Nedic. 

La kumpania — la carovana — si sta spostando verso sud nella (inutile) speranza di sfuggire alla violenza cieca e mostruosa che sembra al momento riguardare principalmente gli ebrei, anche se alcuni segnali vanno anche in altre direzioni.
Il racconto della rocambolesca peregrinazione di Dušan durante la seconda guerra mondiale è inframmezzato dalla voce di Jorvanenka, giovanissima rom che nella torrida estate del 2010 vive in un campo alla periferia di Torino. È incinta, ma il bimbo non nascerà perché l’odio non è stato solo quello dei nazisti. Jorvanenka ripensa — mentre cerca un po’ di refrigerio nella roulotte — alle storie che le ha narrato la bisnonna. È quasi tormentata dai ricordi di persone morte da un pezzo che le sono stati affidati «perché il tempo non li sciupasse».
In un mondo che per sopravvivere preferisce l’oblio, Jorvanenka quasi si sente in colpa per la sua scelta di ricordare giacché — come tutte le madri in attesa — teme che questi incubi possano contagiare il suo bambino. La realtà e la cronaca contemporaneamente, infatti, le dimostrano violentemente l’attualità di un passato solo in apparenza lontano.

E così il tempo di Jorvanenka si intreccia con quello della kumpania di Dušan nel corso del quale avanza, a enormi falcate, l’apocalisse della guerra in un susseguirsi di quotidiane avventure e drammi, amori e orrori, ma anche tradizioni, musica e folclore.

di Giulia Galeotti

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13 dicembre 2019

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