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​Basta con la logica del nemico

· ​Natale in Terra santa e nelle regioni segnate da conflitti ·

Gerusalemme, 27. Passare dalla logica del «nemico» a quella della fraternità e delle porte aperte. È l’invito che l’arcivescovo amministratore apostolico del patriarcato di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, ha rivolto ai fedeli nell’omelia della messa di mezzanotte celebrata come da tradizione a Betlemme nella basilica della Natività. Il messaggio del Natale, ha detto il presule, sta tutto nel «lasciarci provocare da quel Bambino, mettendo da parte interessi particolari, e guardare all’altro come a un fratello». 

Nelle parole del presule è affiorata in maniera evidente la preoccupazione per le gravi situazioni che si registrano in Terra santa, nel quadrante mediorientale e per le ripetute minacce alla pace in tutto il mondo. «So bene — ha detto — che siamo tutti vittime di un sempre crescente senso di insicurezza e di diffidenza. Speranze di pace troppo spesso deluse, violenze a attentati ricorrenti, parole tanto retoriche quanto inefficaci ci spingono a trincerarci, a blindare le porte, a porre sistemi di vigilanza, a fuggire lontano». Per l’arcivescovo, «le porte chiuse, i confini difesi, prima che scelte personali e politiche, sono una metafora della paura che genera inevitabilmente le dinamiche violente del momento presente». In questo senso, ha aggiunto, «siamo impauriti da quello che succede nel mondo, con le nostre speranze che qui come in troppi paesi naufragano in mezzo alla corruzione, all’impero del denaro, alla violenza settaria, alla paura: in Siria, Iraq, Egitto, Giordania. Ma anche nella nostra Terra santa continua a salire la sete di giustizia e dignità, di verità e amore vero». Sono in sostanza le paure a determinare le scelte e i comportamenti. E, ha annotato, «non si tratta solamente di un dato sociologico, è piuttosto un fenomeno esistenziale, una “psicologia del nemico” che fatalmente si trasforma in ideologia, generando uno stile di vita aggressivo, un modo conflittuale di porsi di fronte agli altri». Il Natale, invece, «racconta di una gioia e di una pace che giungono se avremo la buona volontà di aprire le porte. Possiamo passare dalla ideologia del nemico alla logica della fraternità, mossi da un Dio che ha avuto fiducia nell’uomo».

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