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Barbarie a Ronchamp

· Il senso della vetrata di Le Corbusier distrutta il 17 gennaio durante un tentativo di furto ·

Il tentato furto di una cassetta di elemosina vuota — a Ronchamp lo scorso 17 gennaio — sarebbe solo un triste fatto di cronaca se i ladri non avessero infranto una delle vetrate della cappella di Notre-Dame du Haut, l’unica firmata dal maestro. Le vetrate sono un’opera di artigianato, ma Le Corbusier aveva voluto utilizzarle, scrivendo di propria mano una parte dell’Ave Maria, per rendere evidente che anche nell’architettura esiste una autografia. Ma soprattutto per unirsi lui — eroe di una laicità che è stata protagonista della cultura moderna — in un momento atroce della storia europea, appena finita la guerra, alla preghiera dei fedeli. E nello stesso tempo invitarli ad affrontare il mistero della luce che, penetrando dalle trenta finestre del lato esposto a est, fora una muraglia di grande spessore illuminando i fedeli come se a ciascuno fosse rivolto un messaggio.

La vetrata distrutta

«La chiave / è la luce / e la luce / rischiara delle forme / e queste forme hanno / una potenza emotiva / per il gioco delle proporzioni / per il gioco dei rapporti / stupefacenti, inattesi». In questi versi scritti per Ronchamp trapela l’intenzione di fare della luce la ragion d’essere dell’architettura riallacciandosi alla tradizione di tante chiese europee.

Le Corbusier è considerato un caposaldo di una laicità rigorosa e inflessibile, ma la sua religiosità è dimostrata dai fatti. Nel suo testamento spirituale, scritto pochi giorni prima della morte e nel quale riassume il significato della sua ricerca paziente, dichiara: «Lontano dai rumori della folla, nella mia tana (poiché sono uno spirito meditativo, mi sono paragonato da solo a un asino, per convinzione), per cinquant’anni ho studiato il tipo “Uomo” e la sua donna (moglie) e i suoi bambini. Una preoccupazione mi muoveva imperativamente: introdurre nella casa il senso del sacro; fare della casa il tempio della famiglia. Da questo momento, tutto diviene differente. Un centimetro cubo di abitazione vale oro, rappresenta la possibile felicità. Con una tale idea della dimensione e della funzione potete fare, oggi, un tempio a misura della famiglia, in aggiunta alle cattedrali che furono costruite… in altra epoca. Lo potete fare perché vi metterete tutto di voi stessi».

Con questa modernità, che è impegno per migliorare la vita dell’uomo, non meraviglia che la Chiesa abbia voluto e saputo dialogare. Il pregio dell’arte è anche quello di far capire che serve alla comprensione reciproca e che immedesimarsi è già condividere, partecipare.

Che Ronchamp rappresenti uno dei massimi raggiungimenti della architettura europea del secolo scorso è fuori discussione e tra questi raggiungimenti è ancora molto attuale perché configura la possibilità e la bellezza del dialogo. Per questo la vetrata distrutta è una ferita irreparabile che offende l’arte.

Paolo Portoghesi

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23 maggio 2019

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