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Ban Ki-moon traccia un bilancio dei cambiamenti politici nel 2011

Dalla primavera araba alla liberazione della Libia, dalla Siria allo Yemen, dalle donne al clima: il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha incontrato ieri i giornalisti al Palazzo di Vetro per il tradizionale discorso di fine anno, tracciando il bilancio del 2011, un anno, ha detto, «straordinario e notevole».

«La primavera araba ha trasformato il panorama geopolitico, e l’Onu ha fatto sentire la sua voce invitando i leader ad ascoltare il popolo — ha detto Ban Ki-moon —. Abbiamo giocato un ruolo essenziale in Libia. Siamo pronti a continuare ad aiutare la Tunisia e l’Egitto. Il nostro inviato in Yemen ha contribuito a realizzare l’accordo di mediazione che ha gettato le basi per la costituzione di un Governo di unità nazionale. Con l’aiuto del Quartetto dobbiamo continuare a spingere per la pace tra israeliani e palestinesi», ha affermato il segretario generale dell’Onu, aggiungendo che però «in Siria sono state uccise oltre cinquemila persone» e «questo non può continuare, è ora che la comunità internazionale agisca».

Già parlando domenica a Doha, nel Qatar, al quarto Forum internazionale dell’Onu per l’Alleanza delle civilità, Ban Ki-moon, aveva lodato la riconciliazione nei Paesi della primavera araba per «ottenere il cambiamento» democratico auspicato dai suoi popoli e aveva chiesto alla comunità internazionale di «aiutare i Paesi in transizione... in Medio Oriente e nel Nord Africa». «In certi Paesi, la transizione è stata pacifica. Altri hanno conosciuto una repressione sanguinosa» aveva sottolineato, giudicando che «la riconciliazione è essenziale per ottenere il cambiamento».

Il segretario generale dell’Onu ha anche ricordato il disastro di Fukushima, in Giappone, che «ha fatto rivivere le preoccupazioni per la sicurezza nucleare del mondo». E l’organizzazione internazionale si è mobilitata per una risposta globale. «Mai come ora il mondo ha bisogno delle Nazioni Unite». In questo quadro, Ban Ki-moon ha detto di aver chiesto ai Paesi donatori 7,7 miliardi di dollari per affrontare le emergenze umanitarie di 51 milioni di persone nel 2012. La richiesta per il prossimo anno è inferiore agli 8,9 miliardi stanziati per il 2011 e la cifra più consistente, pari a 1,5 miliardi, sarà impiegata in Somalia, dove la popolazione continua a lottare contro la carestia.

«La situazione economica è difficile in tutto il mondo, ma non possiamo arrivare al pareggio del bilancio sulla pelle delle persone più povere e vulnerabili», ha sostenuto il segretario generale, sottolineando ancora una volta che il ruolo dell’Onu non è mai stato così importante. Secondo il leader del Palazzo di Vetro siamo arrivati a un punto di svolta nella storia: tutto sta cambiando e le vecchie regole stanno crollando. «Per questo — ha detto — ho individuato cinque imperativi globali per il prossimo quinquennio: lavorare per lo sviluppo sostenibile, creare un mondo più sicuro, migliorare la prevenzione, aiutare i Paesi in transizione e fare di più per le donne e per i giovani».

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