Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Ban Ki-moon chiede più truppe internazionali a Bangui

· Denunciate azioni di pulizia etnica contro le popolazioni musulmane della Repubblica Centroafricana ·

Bangui, 12. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha prospettato ieri l’invio di altri soldati internazionali nella Repubblica Centroafricana, dove si susseguono gli attacchi delle milizie armate contrapposte contro i civili e dove organizzazioni come Amnesty International parlano ormai esplicitamente di pulizia etnica in atto. 

Ban Ki-moon, in una telefonata con il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha ribadito che la comunità internazionale ha una responsabilità collettiva e ha aggiunto che «la risposta agli scontri in corso deve essere abbastanza robusta da fermare le violenze e prevenire il compimento di ulteriori e diffuse atrocità».

Nel Paese sono dispiegati attualmente un contingente francese e truppe della Misca, la missione originariamente inviata dalla Comunità economica dell’Africa centrale e poi passata sotto l’autorità dell’Unione africana. La loro presenza, peraltro, finora non ha consentito di arginare gli scontri armati, né tantomeno di disarmare le milizie. Per mesi ad accanirsi contro le popolazioni erano state quelle della coalizione Seleka, autrice del colpo di Stato che nel marzo scorso rovesciò il presidente François Bozizé. Peraltro, nei ranghi della Seleka, originariamente formati da oppositori centroafricani a Bozizé senza particolari caratteristiche confessionali, c’è da tempo una maggioritaria presenza di combattenti provenienti dall’estero, soprattutto da Ciad e Sudan, di matrice soprattutto fondamentalista islamica. Alla Seleka si contrappongono le milizie conosciute come antibalaka (balaka significa «machete» in lingua locale sango), accusate oggi di accanirsi contro la popolazione musulmana, soprattutto nelle regioni occidentali, ma anche nella capitale Bangui, in quella che secondo Amnesty International sarebbe appunto una pulizia etnica.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE