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Ban Ki-moon a colloquio con Netanyahu

· Un incontro non annunciato ·

Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha insistito ieri con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ricevuto al Palazzo di Vetro di New York per un incontro non annunciato in precedenza, affinché sia aperta un'inchiesta internazionale sul blitz israeliano del 31 maggio scorso contro la flottiglia diretta a Gaza. Netanyahu ha lasciato la sede delle Nazioni Unite senza parlare con la stampa, ma sul colloquio ha riferito uno dei portavoce dell’Onu, Farhan Haq, sottolineando che Ban Ki-moon ha accolto positivamente l’annuncio del Governo israeliano di un alleggerimento dell’embargo nei confronti di Gaza. Per la vicenda del blitz contro la flottiglia, che ha anche provocato una crisi diplomatica tra Turchia e Israele, Netanyahu ha finora rifiutato le proposte avanzate da Ban Ki-moon, ma Farhan Haq ha detto che le idee di quest'ultimo «rimangono sul tavolo» e che «le consultazioni continuano» nel tentativo di arrivare ad un compromesso accettato da tutte le parti. Netanyahu, che il giorno prima era stato ricevuto dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, prima di recarsi a New York aveva incontrato a Washington il segretario alla Difesa statunitense, Robert Gates, al quale aveva espresso una serie di preoccupazioni legate alla sicurezza, anche futura, di Israele, come gli eventuali rischi legati ad un aumento del contrabbando di armi pesanti, il giorno in cui i palestinesi avranno uno Stato indipendente.

Più in generale, la missione di Netanyahu oltre oceano viene valutata dalla maggioranza dei commentatori come un apporto positivo al tentativo di far ripartire il negoziato tra israeliani e palestinesi, prima con i cosiddetti proximity talks , i negoziati indiretti coordinati dal mediatore statunitense George Mitchell, e poi con colloqui diretti, che Obama chiede entro settembre, prima cioè che scada la moratoria sui nuovi insediamenti israeliani nei Territori palestinesi.

In merito, comunque, il capo negoziatore dell’Autorità palestinese (Ap), Saeb Erekat, ha ribadito ieri in un'intervista radiofonica che l'Ap stessa è disposta a tornare a un tavolo di negoziato diretto con Israele solo a patto che quest'ultimo accetti un congelamento generale degli insediamenti. «Il mondo intero e l’amministrazione statunitense sanno che a bloccare i negoziati diretti è Netanyahu — ha detto Erekat —. Noi vorremmo sinceramente avviarli, ma finora Netanyahu ci ha chiuso le porte in faccia: deve decidere se vuole le colonie o i negoziati, non può avere entrambi».

Analoghi concetti aveva espresso poco prima lo stesso presidente dell'Ap, Abu Mazen, secondo il quale il governo israeliano deve dare garanzie concrete sulla questione dei confini del futuro Stato palestinese e della sicurezza nell’ambito degli attuali proximity talks , se vuole davvero rilanciare il processo di pace con trattative faccia a faccia.

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