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​Bambini costretti a combattere per l’Is

· Nel sud delle Filippine a fianco dei terroristi ·

Sono sempre più numerosi i bambini, spesso presi in precedenza come ostaggi, costretti nelle Filippine a combattere al fianco dei guerriglieri jihadisti vicini al sedicente stato islamico (Is).

Il maggior numero dei casi registrati di bambini-soldato riguarda i miliziani del Maute — gruppo terroristico affiliato all’Is — che hanno occupato nelle scorse settimane la città di Marawi, nell’isola meridionale di Mindanao. In particolare, i ragazzi, secondo le testimonianze e le ricostruzioni, vengono prelevati dai loro villaggi quando sono nella prima adolescenza e addestrati per diversi mesi, per essere poi utilizzati in combattimento preferibilmente quando hanno più o meno 15 anni. «I racconti che ci arrivano continuamente sono molto pesanti», ha riferito alla stampa locale il generale Restituto Padilla, il portavoce delle forze armate filippine. I terroristi, ha aggiunto, «si recano armi in pugno nei villaggi, rapiscono i ragazzi e poi li costringono a combattere». Una pratica purtroppo utilizzata spesso da parte dei gruppi simpatizzanti dell’Is. Non si è a conoscenza di cifre esatte, ma è certo che decine e decine di giovani sono stati costretti a combattere dopo la presa di Marawi da parte dei terroristi del Maute. Un drammatico destino analogo dovrebbe riguardare anche molti dei circa 300 civili che restano tuttora in ostaggio nella città (tra cui un prete e diversi parrocchiani), dopo un mese e mezzo di controffensiva delle forze regolari di Manila per riassumerne il controllo. E chi si rifiuta di combattere a fianco del Maute viene pubblicamente ucciso: i casi accertati, a riguardo, sono almeno sei. E la lunga battaglia tra militari filippine e terroristi a Marawi ha già provocato oltre 510 vittime. Molti i civili. 

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22 gennaio 2019

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