Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Baluardo per gli emarginati

· ​La cattedrale tra storia e leggenda ·

Si dice sia stata costruita su sette colli, come Roma. Ma da lontano, al posto di una cupola, si scorge la torre della magnifica cattedrale. Situata su un promontorio roccioso, per raggiungerla bisogna attraversare prima il ponte sul fiume Wear e poi percorrere in salita gli stretti vicoli. 

Thomas Girtin, «La cattedrale di Durham» (XVIII secolo)

Ogni turista che arriva a Durham compie involontariamente lo stesso calvario a cui erano costretti i cattolici perseguitati del xvi secolo. Questi, infatti, legati con delle funi a dei cavalli, venivano trascinati su per la collina: una volta giunti alla vetta, venivano impiccati. Oggi in quel luogo sorge una scuola. Ma se i siti di martirio spesso tendono a essere fagocitati dalla più recente architettura urbana, ci pensa la toponomastica a preservarne la memoria.
Il quartiere di Dryburn per esempio. Nel 1590 quattro sacerdoti vennero condannati a morte. Una leggenda narra che dopo l’esecuzione un piccolo corso d’acqua nei pressi del sito si fosse completamente prosciugato, e burn nel vecchio inglese significa proprio fiume. Ecco perché la zona venne ribattezzata Dryburn, “fiume secco”.
Le aree con la più radicata tradizione cattolica in Inghilterra sono da sempre il Lancashire e appunto il nord-est. Non va dimenticato che lo stesso Enrico viii, pochi anni prima della rottura con Roma, ottenne da Leone x il titolo di Fidei defensor e ancora oggi il titolo compare con l’acronimo Fid Def sulle monete inglesi.
Ma Durham cinquecento anni fa non era solo un grande hub del cattolicesimo britannico, ma uno dei centri più popolati del nord-est, quando città come Newcastle, oggi quattro volte più popolosa, erano dei meri puntini sulle mappe geografiche del continente. La stessa cattedrale all’occorrenza poteva fungere da fortezza: le vetrate si trovano a quasi svariati metri da terra, a prova di qualunque assalitore. Ma nonostante l’imponente struttura le mura della cattedrale erano permeabili per alcune categorie sociali. All’ingresso del portone principale c’era una porta di ferro (oggi ricostruita) con una maniglia a forma di testa di leone: qui venivano a bussare ladri e criminali in cerca di rifugio. «Ma non erano solo criminali» specifica Mike, ottantenne volontario che accoglie i turisti della cattedrale e che si esprime con un forte accento locale. «Bastava — aggiunge — aver commesso il più piccolo furto, anche per mera necessità di sopravvivenza, e le autorità ti sbattevano immediatamente in qualche squallida prigione dove eri destinato a morire di inedia». 

da Durham, Cristian Martini Grimaldi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE