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​Balsamo per tante ferite

· Il viaggio di Papa Francesco nella stampa internazionale ·

Il «paradosso» di Papa Francesco. Così «The Washington Post» di venerdì 25 settembre definisce la crescente influenza a livello globale che deriva dall’umiltà del Pontefice. Più si rivela semplice e diretto, più arriva al cuore di ciascuno, scrive nel suo commento David Ignatius, sottolineando che quella di Francesco è una figura «magnetica». Il suo messaggio ha una vastissima risonanza in un mondo quanto mai complesso, perché è un messaggio semplice, che rigetta i simboli e le insegne del potere.

Dopo il discorso al Congresso il Papa saluta la folla radunata davanti a Capitol Hill

Ogni sua parola e ogni sua azione, rileva Ignatius, vanno sempre in un’unica direzione. E tutto ciò ha avuto modo di manifestarsi con particolare vigore in occasione del discorso al Congresso. Francesco, prosegue «The Washington Post», ha parlato sì di questione politiche, come l’immigrazione, i cambiamenti climatici, ma il nocciolo del suo messaggio in realtà è consistito nel precetto più semplice della tolleranza e della fede. Ci sono leader politici, osserva Ignatius, che fanno ogni sforzo pur di raggiungere l’autenticità così da guadagnare il favore popolare: a Francesco tale autenticità, invece, viene con la massima naturalezza. Non ha bisogno di alcuno sforzo. E nel concludere il suo commento, il giornalista sottolinea che l’«inusuale impatto» che il Papa ha a livello planetario deriva proprio dal fatto che «disdegna il trono».
In un altro commento pubblicato sempre sul «Washington Post», a firma di Michael Gerson, si afferma che è sbagliato, da parte di chi si dichiara sostenitore di una particolare ideologia o di una visione parziale della politica e della società, lamentare il mancato appoggio di Francesco. È sbagliato perché il Papa offre una prospettiva squisitamente spirituale dei diversi aspetti della società, che trascende la consueta struttura ideologica.
E quindi anche nel caso del discorso al Congresso è esercizio vano, se non nocivo, pensare di dare una lettura «politica» delle sue parole. In un luogo spesso teatro di serrati confronti e divisioni, il messaggio del Papa, al di là di ogni limitata interpretazione che se ne voglia dare, si traduce in un invito all’unità, base essenziale per un vero impegno comune sui temi di più pressante attualità.
Le immagini di Francesco al Congresso sono un simbolo potente, si legge in un editoriale pubblicato su «El País» del 25 settembre, ma in fondo «Francesco non era uno straniero, giocava in casa» dato che il cattolicesimo occupa un posto centrale nella società e nella politica statunitense, e l’egemonia wasp è tramontata da tempo; il discorso è stato alto e spirituale.
Le parole del Papa sono state incisive ma diplomatiche, scrive quindi Paula Lugones, a Washington per l’argentino «Clarín»; si è trattato del discorso più delicato di tutto il pontificato. La giornalista commenta poi le lacrime di commozione di John Boehner, speaker della Camera dei rappresentanti, che ha invitato Papa Bergoglio a parlare al Congresso, e conclude ricordando il caso di Víctor Saldaño, l’unico argentino condannato alla pena capitale negli Stati Uniti, nel braccio della morte dal 1996.

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