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Ballottaggio in un Paese
già cambiato

· Presidenziali argentine ·

È già tutto cambiato. Comunque vada domani, domenica 22 novembre, questa lunga campagna elettorale ha cambiato l’Argentina.

In quello che sarà il primo ballottaggio nella storia del Paese, Daniel Scioli, candidato del partito di governo Frente para la Victoria (Fpv) dovrà contendersi la presidenza della Repubblica con Mauricio Macri, leader di Cambiemos che raggruppa gran parte dell’opposizione. I due sono alla pari. Durante il primo turno, in una tornata elettorale in cui la partecipazione ha superato il 79 per cento e pochissime sono state le schede bianche, Scioli ha ottenuto il 36,38 per cento dei voti, appena il 2,5 per cento in più di Macri. Il risultato di domenica dipenderà da quel che deciderà quel 21,4 per cento di elettorato che ha votato per Sergio Massa, anche lui peronista, ma “dissidente” fuoriuscito dalla corrente maggioritaria con il suo Frente Renovador. Infatti, a decidere il voto di domani sarà la distribuzione dei voti andati al primo turno al partito di Massa. Una cosa è certa, il risultato delle urne dovrà tenere conto che l’Fpv ha perso 26 deputati e ne avrà solo 117, non avendo più, così, la maggioranza assoluta alla camera bassa del Parlamento (che richiede 125 voti), anche se la conserva al Senato. Macri, da parte sua, con la coalizione Cambiemos, ha ottenuto 91 seggi, che dovrà suddividere tra i rispettivi blocchi dei partiti che la compongono, soprattutto, la Unión Cívica Radical. Se verrà eletto Scioli, dovrà trattare con un Parlamento incontrollabile, se l’eletto sarà Macri, dovrà negoziare ogni progetto di legge con l’Fpv. La parola passa ora alle urne.

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26 maggio 2019

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