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Balcani d’Europa

· Al giro di boa il processo di integrazione dell’Albania nell’Ue ·

La questione dei Balcani in Europa torna di primo piano e l’attenzione è puntata sull’Albania. Dopo l’inverno segnato dalla pressione migratoria proprio sulla rotta balcanica, a Bruxelles ci si è resi conto che il processo di sempre maggiore avvicinamento deve essere una priorità delle politiche europee e non un dossier minore. 

Proprio in questi giorni arrivano sollecitazioni a Tirana perché sblocchi la riforma della giustizia necessaria per procedere verso l’adesione all’Ue. Ma arrivano, oltre che da Bruxelles, anche da Washington. A vent’anni dagli Accordi di Dayton, che con la firma a novembre 2015 mettevano fine al conflitto nella ex Jugoslavia, lo scenario è cambiato di molto. Dal 2004 la Slovenia fa parte dell’Ue e dal 2013 la Croazia è a tutti gli effetti il ventottesimo Stato membro. Ma c’è di più. Albania, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Montenegro e Serbia sono ufficialmente Paesi candidati all’adesione all’Ue. E sono riconosciuti come «candidati potenziali» la Bosnia ed Erzegovina e il Kosovo. Tra l’altro, non si può dimenticare lo storico accordo tra Serbia e Kosovo, raggiunto nel 2013, con la mediazione europea. Oggi, dopo mesi di difficili flussi trasnazionali e l’accordo sulle migrazioni con la Turchia che in alcuni momenti vacilla e che lascia aperte diverse incognite, risulta obbligato uno sguardo rinnovato al dossier Balcani. Un dossier che suscita interesse non solo ad ovest. Oltre alla storica influenza della Russia, c'è l'interesse sempre crescente dei Paesi del Golfo e della Cina. In quest'ottica si capisce anche meglio il pressing degli Stati Uniti. Nelle ultime ore, da Washington è arrivato l’invito a Tirana perché le parti politiche trovino un accordo sulla riforma del sistema giudiziario. Bruxelles chiede all’Albania un sistema che possa respingere la corruzione e rafforzare lo stato di diritto arginando le pressioni politiche.

di Fausta Speranza

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15 ottobre 2019

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