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​In Azerbaigian
dove la fede unisce

· Viaggio tra le comunità ebraiche, islamiche e cattolica ·

«Siamo una fraternità. La parola tolleranza, che presuppone una sopportazione, non descrive realmente la nostra comunità: noi siamo una fraternità». Così il capo degli ebrei della Montagna, Milix Yevdayev, presenta le diverse comunità ebraiche che vivono a Baku. Insieme al rabbino Yakubo Avrakham, Yevdayev ci accoglie con un grande sorriso davanti all’ingresso di una delle nove sinagoghe oggi presenti in Azerbaigian. È il sorriso di un uomo che ha vissuto la storia recente del paese del Caucaso e che appare riconciliato con tutto quello che ha visto: «In Azerbaigian vivono la comunità degli ebrei della Montagna (o del Caucaso), quella degli ebrei dell’Europa e quella degli ebrei della Georgia. Tra di noi ci sono delle differenze dovute anche alle nostre origini diverse, noi veniamo dalla Persia, gli altri dall’Europa e dalla Georgia, ma il tempo di unirci è giunto. Questa è la nostra sinagoga e ci è stata donata nel 2011 dal presidente Ilham Aliyev. Sono più di venticinque secoli che viviamo in queste terre. In sinagoga facciamo la preghiera tre volte al giorno e vi svolgiamo anche tutte le attività religiose. Per noi è importante sottolineare che siamo liberi nella nostra fede, siamo liberi di credere al nostro libro sacro, la Torah. Non è così purtroppo in tante parti d’Europa dove, quando vado, mi ritrovo con la scorta».

Nel paese oggi, oltre alle nove sinagoghe, ci sono due scuole ebraiche, tre asili nidi e un collegio religioso che prepara i rabbini. Sono circa trentamila tutti gli ebrei dell’Azerbaigian e vivono, oltre che a Baku, principalmente a Quba, la Gerusalemme del Caucaso, «dove presto si aprirà anche il primo museo ebraico del paese», a Oguz, Sheki, Ganja e a Sumgait. «Noi ebrei della Montagna siamo quindicimila e io sono il capo degli ebrei della Montagna che vivono soprattutto a Quba. Abbiamo le nostre tradizioni, ma siamo cittadini azerbaigiani. La religione è separata dallo stato e c’è sempre sostegno da parte del presidente alle nostre richieste. Una volta all’anno ci riuniamo tutti, ebrei, musulmani e cattolici, per confrontarci sulle varie questioni che riguardano le diverse comunità religiose. A noi ebrei della Montagna, se proprio vogliamo trovare un tratto caratteristico, è consentito un solo matrimonio, a differenza degli ebrei dell’Europa che possono sposarsi più volte; per noi la fedeltà e l’unità sono i capisaldi del matrimonio e posso dire che ora è giunto il tempo di unire tutte e tre le comunità ebraiche. Abbiamo un unico libro sacro, la Torah, che vale per tutti, quindi è il tempo di unirci.

di Rossella Fabiani

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09 dicembre 2019

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