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Ma avranno mai visto
una suora vera?

· Religiosi al cinema e in tv tra caricature e stereotipi ·

Mi trovavo un giorno in una piccola comunità rurale in una zona del Brasile. Parlavo con un gruppo di adolescenti molto impegnate nella missione e a un certo momento chiesi loro se a qualcuna sarebbe piaciuto, da grande, essere suora. Una mi rispose subito: «No!». «Perché?», chiesi io. «Perché le suore hanno superiore cattive che castigano e mettono le suore in cantina al buio in mezzo ai topi». «Ma chi te l’ha detto?», incalzai io. «C’è nella “Novella”», mi rispose. Si riferiva alla quarantottesima puntata di una telenovella di successo, dove si parlava di un convento con suore la cui immagine era quella. 

Una scena di «Sister Act 2»

Lo scrive Maria Barbagallo aggiungendo che accade spesso al cinema o anche in televisione di vedere personaggi che sembrano fissati nei tempi e nelle circostanze secondo un cliché che non riesce ad aggiornarsi. Se facciamo caso per esempio il “mafioso” ha sempre un accento siciliano e perfino un attore di tutto rispetto come Robert De Niro mette la bocca in un certo modo (non so se l’avete notato) quando interpreta un personaggio di mafia.

In un modo ripetitivo e abbastanza banale, succede quando il cinema e le fiction televisive introducono nelle loro trame personaggi come le suore (con qualche rarissima eccezione) e, ahimé, anche vescovi e preti. Anche se non sono un’esperta, per quel poco che vedo, noto che specialmente le suore sono inserite nel racconto come una digressione folcloristica e raramente importante. Sempre un po’ comiche, ingolfate in improbabili abiti religiosi approssimativi, indossati da attrici che sanno di rappresentare qualcosa di insolito e di strano. L’immagine va dalla suora tristemente e banalmente romantica, a quella ultramoderna che litiga con sindaci e con autorità, volutamente autoritaria, quasi sfacciata, a quella grassoccia che impersona la superiora con un modo di parlare predicativo e volto atteggiato a status religioso.

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21 agosto 2018

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