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Autentica missione di pace

· Bilancio dell’iniziativa di Caritas italiana in Giordania e in Terra Santa ·

«La certezza che riportiamo dal nostro viaggio è che l’uso delle armi in Siria ha e avrà come risultato niente altro che una “spirale” della violenza e un aggravarsi della già drammatica condizione in cui vivono centinaia di migliaia di persone. Ogni ulteriore militarizzazione del conflitto non farà altro che rendere ancor più insostenibile questa situazione». È quanto dichiara don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, a conclusione della missione che lo ha visto presente dal 24 al 30 agosto in Giordania e in Terra Santa insieme al responsabile dell’area internazionale, Paolo Beccegato, e al capo ufficio Medio oriente - Nord Africa – Corno d’Africa, Silvio Tessari.

«Ma — ha aggiunto don Soddu — torniamo anche con un segno di speranza, rappresentato dall’impegno delle Caritas, sostenuto da tanti volontari. Abbiamo potuto infatti toccare con mano il bel lavoro che sta facendo Caritas Giordania nell’accoglienza dei fratelli siriani. Attraverso l’azione di aiuto che svolge la Chiesa locale si capisce il significato profondo della carità, che prende corpo attraverso l’azione pastorale prima ancora che quella sociale».

Caritas italiana si unisce così ai ripetuti appelli di Papa Francesco per la pace in Siria e in tutto il Medio Oriente. «Dal profondo del mio cuore — ha detto il Papa domenica scorsa all’Angelus — vorrei manifestare la mia vicinanza con la preghiera e la solidarietà a tutte le vittime di questo conflitto, a tutti coloro che soffrono, specialmente i bambini, e invitare a tenere sempre accesa la speranza di pace». La missione di Caritas italiana ha voluto rappresentare un segno di vicinanza e di incoraggiamento a tutte le Caritas del Medio Oriente ed è stata caratterizzata dalla visita alle comunità che accolgono rifugiati siriani in Giordania, al confine con la Siria.

Grazie inoltre all’incontro con i partner locali, è stato possibile concordare nuove iniziative che partiranno al più presto. Riguardano interventi per le fasce più deboli dei rifugiati, come i bambini e i disabili, oltre che una proposta di gemellaggi con le parrocchie della Terra Santa. «Oltre l’80 per cento dei rifugiati attualmente presenti in Giordania sono donne e bambini — ha ricordato il direttore di Caritas italiana — mentre gli uomini sono rimasti in Siria. Questo porta a una condizione ancora peggiore proprio per i ragazzi, che nella stragrande maggioranza dei casi non possono andare a scuola, ma sono costretti a lavorare o ad elemosinare per mantenere la famiglia».

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18 ottobre 2019

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