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Auspici per il nuovo anno

· La pace e non solo nei messaggi dei rappresentanti cattolici, ortodossi e protestanti ·

Roma, 2. Ricerca della pace, sostegno alle famiglie, lotta alla corruzione, tutela dei diritti umani, rispetto dell’ambiente, promozione della giustizia, misure contro la povertà: sono solo alcuni dei principali temi trattati nei messaggi diffusi dai responsabili cristiani nel mondo in occasione dell’inizio del nuovo anno. Il presidente della Conferenza episcopale della Repubblica Democratica del Congo, monsignor Nicolas Djomo Lola, vescovo di Tshumbe, ha ricordato «l’importanza di porre la testimonianza di una vita da artigiani di pace al centro dell’azione pastorale diocesana». Il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, ha condannato ogni forma di violenza, esortando i cristiani a «pregare con tutte le forze per la pace».Gerusalemme non può «cedere allo scoraggiamento né lasciare l’ultima parola agli estremisti». 

Sulla giustizia e sulla tutela dei diritti umani si è soffermato il presidente della Conferenza episcopale filippina, monsignor Socrates B. Villegas, arcivescovo di Lingayen-Dagupan, il quale ha auspicato che «il 2015 sia per i filippini l’Anno del Signore. Ma facciamo in modo che esso lo sia veramente lodandolo, pregandolo, amandolo e seguendolo per sempre», ha aggiunto. Il presule ha poi ricordato che nel 2015 la Chiesa nelle Filippine celebrerà l’Anno dei poveri.

In Francia, tra le grandi sfide dell’umanità nel 2015, monsignor Benoît Rivière, vescovo di Autun, ha ricordato in primo luogo quella ecologica, cioè «lo sviluppo di una nuova relazione con la realtà umana». Com’è noto, alla fine dell’anno si terrà a Parigi la ventunesima conferenza sul clima promossa dalle Nazioni Unite. Rivière ha sottolineato l’«eterna sfida» di riempire quel «vuoto intollerabile» tra ricchi e poveri, ma anche di accrescere la consapevolezza delle immense possibilità offerte dalla scienza, dalla tecnologia e dalla biologia. Particolare attenzione al dibattito sul fine vita è stata rivolta da monsignor Christophe Dufour, arcivescovo di Aix: «Questo — ha detto — è un argomento che riguarda tutti. La Chiesa non potrà mai giudicare le persone, ma rimarrà fedele a questo importante comandamento: “Non uccidere”. L’uomo non può esercitare alcun diritto sulla vita e sulla morte di un essere umano».

Dal patriarca greco-ortodosso di Antiochia, Giovanni x Yazigi, è venuto l'appello a fermare la guerra in Siria e a «non usare i nostri giovani come benzina per alimentare i ciechi takfiri ed estremisti». Vicino oriente e non solo fra i temi affrontati dal primate della Comunione anglicana, Justin Welby, arcivescovo di Canterbury, nel messaggio per il nuovo anno. Facendo riferimento al centenario dell’inizio della prima guerra mondiale, ha paventato il rischio che tale terribile ricordo sia dimenticato troppo in fretta e che il sacrificio e la sofferenza di coloro che sono oggi coinvolti in conflitti bellici possano diventare una tragica abitudine. Welby ha citato, tra i fatti recenti, i crimini in Nigeria e in Pakistan e la persecuzione dei cristiani e di altre minoranze in varie parti del mondo. Come augurio per il 2015 ha spronato i britannici ad aprirsi verso l’esterno, a donare il loro spirito generoso perché «quando siamo generosi noi proviamo gioia e gli altri conforto e speranza». Tutti gli squilibri che determinano sofferenza «vengono dalla nostra incapacità di vivere secondo la volontà di Dio», ha detto il patriarca di Mosca, Cirillo, nel suo discorso per il nuovo anno, nel quale ha fatto esplicito riferimento alla crisi fra Russia e Ucraina: «Preghiamo per la nostra patria e per tutto il nostro popolo, in particolare per porre fine alle tensioni nella storica Rus’, allo spargimento di sangue, per creare giustizia ed equità, affinché alla fine la pace abbia il sopravvento». Dai rappresentanti cristiani in Germania, dove si susseguono manifestazioni «contro l’islamizzazione dell’Occidente», è venuto invece l’appello a fermare l’ondata di sentimenti xenofobi e a condividere, con gesti di solidarietà, la sofferenza dei rifugiati che cercano accoglienza.

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