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​Aung San Suu Kyi
ministro

· ​Svolta democratica nel Myanmar ·

Il premio Nobel per la pace  Aung San Suu Kyi (Ap)

Il premio Nobel per la pace e leader dell’opposizione in Myanmar, Aung San Suu Kyi, è stata nominata oggi ministro nel nuovo Governo del Paese asiatico. Il presidente Htin Kyaw, storico alleato politico di Suu Kyi, l’ha infatti inserita nella lista dei diciotto ministri che andranno a formare il nuovo Esecutivo, dominato dalla Lega nazionale per la democrazia (Nld, il partito del premio Nobel), che ha nettamente vinto le elezioni legislative di novembre, le prime democratiche dopo un quarto di secolo. Le deleghe saranno distribuite in un secondo momento. Non è ancora chiaro quale sarà il ruolo di Suu Kyi. Gli osservatori hanno avanzato l’ipotesi che le possa essere assegnato il prestigioso dicastero degli Affari esteri, che le consentirebbe anche di fare parte dell’influente Consiglio per la difesa e la sicurezza nazionale. I militari — che per cinquant’anni hanno guidato il Paese con il pugno di ferro — faranno comunque parte dell’Esecutivo. I generali occupano infatti di diritto un quarto dei posti in ogni organo legislativo e dei seggi in Parlamento e hanno un sostanziale potere di veto sui cambiamenti alla Costituzione, che ne sancisce la posizione di influenza. Tradizionalmente, la fiducia tra le parti è molto bassa, ma se il premio Nobel vorrà davvero cercare di cambiare il Paese, dovrà dirottare risorse che per decenni hanno arricchito oligarchi vicino ai militari e destinarle allo sviluppo di settori chiave come l’educazione, la sanità, le infrastrutture e la giustizia. È un compito arduo, ma con la nomina del leader dell’opposizione a ministro sembra che i semi della democrazia per il Myanmar siano stati gettati.

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