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Aumentano negli Stati Uniti le richieste di bancarotta

· Mentre Obama chiede di controllare il deficit ·

Volano ai massimi degli ultimi cinque anni le richieste di bancarotta negli Stati Uniti. A due anni dal fallimento della banca d'affari Lehman Brothers, che segnò l'inizio simbolico della crisi, la tempesta non è ancora passata. In base ai dati diffusi dalle autorità americane, fra aprile e giugno le richieste sono risultate pari a 422.061 unità, il nove per cento in più rispetto alle 388.148 del primo trimestre 2010. L’undici per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

È la prima volta dagli ultimi tre mesi del 2005 che, a livello trimestrale, viene superata la quota di 400.000 richieste. Nei dodici mesi che si sono chiusi il 30 giugno scorso, le bancarotte sono risultate pari a 1,57 milioni, il 20 per cento rispetto agli 1,131 milioni dell’anno prima.

Da Columbus, in Ohio, il presidente Barack Obama è tornato a chiedere il massimo sforzo alla sua Amministrazione. «Gli Stati Uniti — ha detto l'inquilino della Casa Bianca — devono trovare il modo di tenere sotto controllo il deficit e il debito nel lungo termine senza mettere a repentaglio la ripresa economica». Obama difende il bilancio del suo Governo in politica economica a due mesi e mezzo dalle elezioni di medio termine (in programma a novembre), un momento chiave per capire il futuro politico del Paese. Il presidente è quindi tornato sulla crisi del settore immobiliare, spiegando che un'offerta eccessiva di nuove abitazioni durante la bolla immobiliare ha rallentato la ripresa economica. «Ci vuole un po' di tempo — ha detto — per assorbire questo eccesso di immobili, che è davvero a livelli troppo alti». Nonostante i proclami, però, gli americani restano scettici. Secondo un sondaggio del Gallup, oltre la metà dei cittadini è insoddisfatta.

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