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Aumenta il bilancio dell’attentato a Mogadiscio

· Oltre 270 morti per l’esplosione di un’autobomba ·

Aumenta il bilancio del tragico attentato che ha colpito Mogadiscio sabato scorso. Sono 276 i morti accertati e oltre 300 i feriti causati dall’esplosione di un camion imbottito di esplosivo, deflagrato davanti all’hotel Safari ed al ministero degli Esteri sulla grande arteria centrale Jidka Afgooye.

Secondo diverse fonti, il responsabile di quanto accaduto dovrebbe essere il gruppo radicale islamico di Al Shabaab, anche se al momento non ci sono rivendicazioni ufficiali. A causa delle precarie condizioni in cui versano gli ospedali somali, molti feriti hanno perso la vita in strutture sanitarie non in grado di curarli. Secondo fonti investigative, un secondo camion bomba sarebbe dovuto esplodere di fronte alla sede della Somali Airlines, episodio che avrebbe potuto aggravare ancor di più il bilancio dell’attentato. Reazioni di condanna per quanto accaduto si sono levate da più parti. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, si è definito «disgustato». «Scioccato» il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, mentre il premier canadese Justin Trudeau ha definito l’attentato «orribile». La Somalia continua a vivere, ormai dal 1991, una fase molto difficile e instabile della sua vita politica e sociale. Dalla caduta della dittatura di Siad Barre, proprio nel 1991, l’autorità centrale nel paese africano è collassata. Al suo posto è venuta a crearsi una situazione di anarchia, con diverse bande tribali in lotta tra loro per il controllo territoriale.

Solo negli ultimi anni la formazione di un governo somalo internazionalmente riconosciuto ha parzialmente ricomposto la situazione. Parti del territorio nazionale, infatti, continuano a rimanere fuori dal controllo delle autorità di Mogadiscio. In particolare le milizie jihadiste di Al Shabaab esercitano un’influenza significativa nelle aree rurali.

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