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Audite poverelle

· Un canto di Francesco d’Assisi per Chiara e le sue sorelle ·

Una delle scoperte più interessanti degli ultimi cinquant’anni è stata il ritrovamento di un testo che Francesco indirizzò a Chiara e alle sorelle che con lei dimoravano presso la chiesa di San Damiano in Assisi. Nei loro ricordi — trasmessi con buona fedeltà nella Compilatio assisiensis — i compagni di Francesco c’informano che il santo, in quegli stessi giorni in cui compose la prima e più ampia parte del Cantico di frate sole, scrisse anche «alcune parole con melodia (verba cum cantu), a maggior consolazione delle signore povere del monastero di San Damiano, soprattutto perché le sapeva molto contristate per la sua infermità. 

Cimabue, «San Francesco» (1280 circa, Museo della Porziuncola, Assisi)

E poiché, a causa della malattia, non le poteva visitare e consolare personalmente, volle che quelle parole fossero loro comunicate dai suoi compagni». Lo scrive Felice Accrocca aggiungendo che Rimasto nascosto, potremo dir così, per secoli, quel testo è venuto alla luce nel 1976 per tutta una serie di felici circostanze: le novizie del Protomonastero di Assisi notarono sorprendenti corrispondenze fra quanto era riferito di quelle «parole con melodia» nella Compilatio assisiensis e un testo che nel 1941 era stato edito già dal padre Leonardo Bello, rinvenuto in due codici (pergamenaceo l’uno, cartaceo l’altro) conservati dalle Clarisse di Novaglie. Le novizie fecero notare la cosa a suor Chiara Augusta Lainati, la quale, ottenuto il testo dalle consorelle di Novaglie, nell’estate 1977 lo ripubblicò nella prima edizione delle Fonti francescane. La notizia fu comunicata anche al padre Giovanni Boccali: questi si portò allora a Novaglie, dove poté esaminare i codici e proporne una prima datazione (primi decenni del secolo XIV il codice pergamenaceo, inizio del XVI il codice cartaceo). Boccali giudicava autentico il testo dell’Audite, poverelle, sia perché il codice pergamenaceo ne attribuiva espressamente la paternità a Francesco sia per la continuità che linguaggio e contenuti di quella poesia mantenevano con il linguaggio e il pensiero del santo.

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26 maggio 2019

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