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Atwood, la plastica e Lutero

«La plastica ci sta avvelenando e il tempo a disposizione per cambiare regime si sta esaurendo»: è secco e diretto l’allarme lanciato dalle colonne del «Guardian» dalla scrittrice canadese Margaret Atwood, da anni in prima linea nella lotta in difesa dell’ambiente. «Quest’anno — scrive — si ricordano i cinque secoli dalla Riforma di Lutero. Ebbene, perché non trarre spunto da questo anniversario per cercare di realizzare una riforma concreta ed efficace della politica ambientale che permetta di salvaguardare la nostra terra, sempre più minacciata da sostanze chimiche, da progetti edilizi senza scrupoli, da rifiuti cancerogeni, che finiscono per ledere il nostro stesso diritto alla sopravvivenza?».

In molte delle sue opere — tra cui ricordiamo Oryx and Crake (2003), The Year of the Flood (2009) e MaddAddam Trilogy (2013) — la scrittrice, apertamente o in filigrana, tratta delle complesse questioni ambientali forgiando anche una funzionale prospettiva distopica immaginando cioè un futuro tetro e catastrofico per meglio sensibilizzare l’opinione pubblica sui mali e i guasti, prodotti dalle scelleratezze dell’uomo, che deturpano il presente.

Nell’articolo sul «Guardian», Margaret Atwood invita il lettore a guardarsi intorno quando si trova per strada e a contare quante bottiglie di plastica (a parte gli altri generi di rifiuti) vi sono disseminate: si tratta di uno sfregio che deturpa anche i luoghi che si vorrebbero incontaminati, come la riva del mare o le aree verdi di montagna. Spicca, al riguardo, un intervento della scrittrice pubblicato sull’«International Journal of Research» del novembre 2014, dove, nel propugnare un ecocritical approach, denuncia l’iniquità dei disastri ambientali — provocati in primo luogo dalla dissennatezza di una cinica logica consumistica — destinati a trasformarsi prima o poi nell’annichilimento del genere umano. (gabriele nicolò)

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