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Attorno alla stessa tavola
senza escludere nessuno

· ​Preparato dal gruppo femminile intercofessionale della Slovenia il sussidio per l’annuale Giornata mondiale di preghiera ·

La Giornata mondiale di preghiera, che si tiene il primo marzo in circa 180 Paesi, quest’anno fa risuonare ad ogni latitudine le parole della parabola del grande banchetto (Luca, 14, 15-24), invitando le donne di tutto il mondo a promuovere l’accoglienza, il dialogo, la fraternità, con una particolare attenzione all’inclusione sociale dei poveri e degli ultimi. Il gruppo femminile interconfessionale della Slovenia che ha preparato il sussidio sul tema: «Venite, tutto è pronto», scrive: «Dio che ricevi ognuno di noi con il tuo amore, hai preparato la tavola per tutti e ci chiedi di aprire i nostri cuori e le nostre case per poter offrire un posto sicuro a coloro che verranno». 

Nel logo della Giornata, opera di un’artista slovena, Rezka Arnus, sono raffigurati in primo piano gli esclusi che Dio sempre avvolge con un amore di predilezione. «Ho dipinto i bambini ai margini della società. Una senzatetto — spiega l’artista — porta un piccolo in braccio, una donna cieca tende le braccia davanti a sé tentando un passo, una persona sorda risponde cambiando la posizione della sua testa nel tentativo di captare i suoni, i movimenti involontari di una ragazza spastica mostrano la sua gioiosa accettazione dell’invito». Nella parte alta del quadro, compaiono anche i tradizionali costumi femminili, insieme alla potica, un dolce tipico, e all’uva, che il Paese produce in abbondanza.
Nella liturgia ecumenica che è stata diffusa in tutto il mondo, non mancano riferimenti storici, specialmente alle persecuzioni sofferte dai cristiani. «Nel nostro Paese — ricorda l’anziana Marjeta nella sua testimonianza — vigeva il socialismo comunista e noi credenti eravamo considerati cittadini di seconda categoria. Noi sloveni abbiamo provato cosa significa dover cercare rifugio o lavoro in un Paese straniero. Alla fine della seconda guerra mondiale, in molti hanno dovuto abbandonare la patria, sia perché si opponevano al comunismo, sia per poter mantenere le proprie famiglie. Dobbiamo riconoscere che adesso siamo noi a comportarci in modo poco accogliente nei confronti di coloro che devono lasciare il loro Paese distrutto, per cercare altrove la pace e una vita migliore».

di Donatella Coalova

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16 luglio 2019

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