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Attesa tra le bombe

· ​Non si fermano i combattimenti in Siria nonostante l’accordo tra Mosca e Washington per una tregua ·

Dopo lunghe ed estenuanti trattative, dovrebbe entrare in vigore questa sera la tregua tra tutte le parti in conflitto in Siria. L’obiettivo finale, in base a quanto stabilito dall’accordo tra Stati Uniti e Russia, è creare le condizioni necessarie per la ripresa dei negoziati di pace, fermi da mesi. 

Civili siriani tra le macerie causate  dai bombardamenti ad Aleppo (Afp)

E tuttavia, nelle ultime ore i bombardamenti si sono addirittura intensificati. «Raramente ho visto una tale e reale determinazione russo-statunitense ad affrontare i problemi che li uniscono: la lotta al terrorismo, la fine del massacro siriano, anche se restano i disaccordi sul futuro assetto politico della Siria» ha dichiarato ieri l’inviato speciale dell'Onu, Staffan de Mistura. Reazione positiva all’accordo tra Mosca e Washington è giunta dal Governo siriano. Il presidente Assad ha dichiarato esplicitamente di essere a favore della tregua, che dovrebbe durare una settimana. Assad si è recato oggi a pregare nella moschea di Daraya, la città simbolo della ribellione, che a fine agosto si era arresa dopo quattro anni di assedio da parte dei governativi. E nelle ultime ore anche l’Iran ha espresso il proprio sostegno all’intesa. Sostegno alla tregua è giunto anche dalle milizie di Hezbollah, che combattono al fianco di Assad, come si legge in comunicato pubblicato da Al Manar, la televisione del partito libanese. Molto diversa la situazione sul fronte opposto. Il gruppo ribelle Ahrar Al Sham, una delle fazioni armate che combattono contro i governativi ad Aleppo, nel nord della Siria, ha rifiutato l’accordo. Secondo uno dei leader del gruppo, alleato di Jabhat Fateh Al Sham (nuovo nome del Fronte Al Nusra dopo l’annuncio dell’uscita dalla rete di Al Qaeda), la tregua serve solamente a rinforzare il Governo di Assad e ad aumentare la sofferenza della popolazione. 

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