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Attesa per la decisione
di Trump

· Sull’accordo per il nucleare iraniano ·

Il sito nucleare iraniano di Bushehr  (Ap)

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si prepara a sciogliere le riserve in merito all’accordo sul nucleare iraniano. Oggi il capo della Casa Bianca terrà un discorso nel quale annuncerà al mondo se gli Stati Uniti resteranno nell’intesa del 2015 o si ritireranno unilateralmente. Ieri, davanti all’ipotesi sempre più concreta di un’uscita statunitense dall’accordo e di rinnovate tensioni con Teheran, il prezzo del petrolio ha raggiunto i massimi dal 2014. Trump ha reso noto ieri, via Twitter, che intende prendere al più presto una decisione, anticipandola rispetto alla data prevista del 12 maggio. Citando fonti diplomatiche europee, il «New York Times» ha rivelato che il capo della Casa Bianca si appresterebbe a ritirarsi dall’accordo. «Le possibilità che Trump annunci di restare nell’intesa sono molto ridotte» ha detto una fonte citata dal quotidiano newyorkese.

Nelle ultime tre settimane Francia, Gran Bretagna e Germania hanno premuto su Washington, anche con visite di alto livello come quelle del presidente francese Emmanuel Macron, del cancelliere tedesco Angela Merkel e, da ultimo, del ministro degli esteri britannico Boris Johnson, per convincere Trump a ritornare sulla sua decisione. Negli ultimi giorni Trump ha avuto un colloquio anche con il premier britannico Theresa May, alla quale avrebbe confermato le sue critiche all’accordo e la sua volontà di modificarlo. Per restare, Trump chiede un’estensione temporale e spaziale dei controlli a tutti i siti iraniani, l’introduzione di nuove sanzioni sul programma missilistico iraniano e l’estensione della durata delle limitazioni al programma nucleare.

Teheran, intanto, si prepara al peggio. «È possibile che affronteremo alcuni problemi per due o tre mesi ma li supereremo» ha detto ieri il presidente Hassan Rohani. Il presidente iraniano ha aggiunto che, anche nel caso di un’uscita statunitense, l’Iran potrebbe restare nell’accordo in presenza di precise garanzie dell’Unione europea.

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26 marzo 2019

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