Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

In attesa di lasciare Aleppo

· ​Circa 50.000 persone devono ancora essere evacuate dai quartieri orientali ·

Migliaia di persone attendono di lasciare Aleppo, la città siriana divenuta l’epicentro del conflitto che da sei anni dilania il paese. Le operazioni si concentrano nei quartieri orientali, fino a poche settimane fa controllati dall’opposizione e da gruppi jihadisti. 

Questa mattina, tuttavia, l’evacuazione è stata sospesa dopo che un gruppo di ribelli ha aperto il fuoco contro il convoglio che trasportava i civili, stando a quanto riferisce la televisione di stato siriana. L’avvio delle operazioni è stato reso possibile grazie al nuovo accordo raggiunto la notte scorsa dopo che il precedente cessate il fuoco era fallito: per primi sono usciti feriti e malati, ma in base all’intesa anche i ribelli stanno uscendo dall’area. Intanto, le testimonianze di chi ancora è intrappolato nella città sono agghiaccianti: in molti parlano infatti di “genocidio”.

Ambulanze e mezzi di soccorso durante le operazioni di evacuazione ad Aleppo (Epa)

Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 50.000 persone devono ancora essere evacuate da Aleppo est e circa 10.000 di loro, fra cui anche combattenti, saranno portate a Idlib. Lo ha confermato ieri l’inviato speciale Staffan de Mistura durante una conferenza stampa congiunta col ministro degli esteri francese, Jean-Marc Ayrault. De Mistura ha spiegato che 40.000 civili andranno ad Aleppo ovest. Sulla destinazione di Idlib, il diplomatico si è detto molto preoccupato: «La città è in mano ai ribelli. Senza un accordo politico di cessate il fuoco, sarà la prossima Aleppo». De Mistura ha anche sottolineato la necessità di ottenere ad Aleppo la presenza di osservatori della Nazioni Unite.
Secondo il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), entro la fine della giornata dovrebbero essere state trasferite circa duemila persone in una zona rurale attorno ad Aleppo ovest. Venti bus raggiungeranno una zona sicura appena fuori dalla città per consentire le prime necessarie operazioni di soccorso e assistenza medica.
Sul piano politico, c’è da registrare l’intervento del presidente iraniano, Hassan Rohani, che ieri, in una conversazione telefonica con Assad, ha dichiarato: «La liberazione di Aleppo è un grande successo per la Siria contro i terroristi e i loro alleati». Il presidente Rohani ha poi ribadito il sostegno a Damasco: «Riteniamo nostro dovere appoggiare il governo siriano nella sua campagna contro i terroristi per liberare il paese dagli aggressori». Pochi giorni fa, Assad aveva dichiarato: «Con la liberazione di Aleppo la situazione cambia non soltanto per la Siria, ma per tutta la regione». La perdita di Aleppo, seconda città del paese, rappresenta una sconfitta significativa per le forze ribelli, che avevano conquistato la parte orientale della città nel 2012. Per il governo siriano la vittoria di Aleppo costituisce il successo più rilevante dall’inizio della guerra civile nel 2011. I ribelli continuano a dominare le località della parte orientale della provincia di Aleppo; tra queste le zone di Atareb e Daret Ezza e le città di Kafarhamra, Hreitane e Marea Azaz.
A esprimere gravi critiche nei confronti di Assad è stato il ministro della difesa britannico, Michael Fallon. Parlando a margine della riunione della coalizione anti-jihadista che si è svolta nella capitale britannica, Fallon ha detto che «la presa di Aleppo non sarà una vittoria del regime di Assad perché non vediamo nessun futuro per Assad in Siria; se schiaccia l’opposizione ad Aleppo bombardando gli ospedali e limitando gli aiuti umanitari, non è una vittoria». In serata il ministro degli esteri britannico Boris Johnson ha convocato l'ambasciatore russo e quello iraniano per discutere della situazione ad Aleppo. Lo ha annunciato lo stesso Johnson sulla propria pagina Twitter motivando la convocazione con l’intento di «comunicare la propria profonda inquietudine in merito alla situazione» e sottolineando quanto «ora sia cruciale proteggere la popolazione civile e distribuire aiuti umanitari».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE