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In attesa del primo passo

· La Colombia si prepara alla visita del Pontefice ·

«La Colombia è pronta a ricevere Papa Francesco. Posso dirlo con grande gioia: le città coinvolte hanno ultimato gli aspetti organizzativi, mancano solo alcuni piccoli dettagli. Per noi, questo è un momento di grazia che ci fa sognare la possibilità di trasformare radicalmente il nostro paese e di fare il primo passo verso il futuro. Il Santo Padre è un missionario della riconciliazione e ci stiamo preparando ad aprire il nostro cuore. La sua presenza ci aiuterà a scoprire che è possibile riunirci come nazione e guardarci di nuovo con gli occhi della speranza e della misericordia». Così monsignor Fabio Suescún Mutis, responsabile del comitato preparatorio della visita papale in Colombia, descrive all’Osservatore Romano il clima di attesa che si respira nel paese a pochi giorni dall’inizio del viaggio, in programma dal 6 all’11 settembre.

Un grande drappo innalzato a Villavicencio per l’arrivo di Francesco (Afp)

«La visita del Papa in Colombia avrà un carattere essenzialmente pastorale. Il Pontefice, come pastore della Chiesa universale e come leader spirituale, vuole affiancarsi a questo processo di pace, incoraggiandolo, perché davvero, dopo tanti lutti, tante distruzioni, tante sofferenze, il popolo colombiano, la nazione colombiana possa conoscere una nuova realtà di pace e di concordia». Lo ha detto in una intervista alla Segreteria per la comunicazione — anticipata in parte nel Vatican Magazine di venerdì 1 settembre — il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, interpellato dalla giornalista Barbara Castelli a pochi giorni dall’inizio del viaggio di Francesco in Colombia. Per capire questo viaggio — ha proseguito il porporato — dobbiamo tenere in considerazione che «la missione fondamentale della Chiesa, in questo momento, è quella di favorire la riconciliazione».

Quattro le tappe dell’itinerario pontificio: Bogotá, Villavicencio, Medellín, Cartagena. La Colombia sarà il settimo paese latinoamericano visitato da Francesco dall’inizio del suo pontificato. E per l’occasione la Conferenza episcopale sta portando avanti in quest’ultimo mese un fitto calendario di preparazione che culminerà il prossimo martedì 5 settembre, vigilia della partenza del Papa, in una veglia di preghiera per chiedere che la presenza del Pontefice susciti e confermi in ogni colombiano «la fede, l’unità e l’amore». L’incontro si svolgerà nel Parque Bicentenario della capitale, dove già si stanno allestendo le strutture per ospitare i diversi gruppi giovanili che vi parteciperanno.

In questi giorni il comitato esecutivo della visita ha, tra l’altro, presentato alla stampa gli ornamenti liturgici che saranno utilizzati nelle celebrazioni. I paramenti del Papa saranno di foggia artigianale, interamente fatti a mano. Diversi i colori scelti, con motivi che raffigurano la natura e la società e rappresentano una sintesi della ricchezza culturale colombiana. Ogni giorno i tessuti delle casule richiamano il lavoro di artigiani di luoghi differenti: Guajira, Putumayo, Bogotá e Cartago.

Intanto il 30 agosto è stato ultimato il trasferimento dell’immagine della Vergine di Nostra Signora del Rosario di Chinquinquirá, patrona della Colombia, alla cattedrale di Bogotá. L’icona mariana viene intronizzata il 2 settembre. La Conferenza episcopale colombiana ha presentato anche le tre papamobili che il Pontefice userà per i suoi spostamenti durante la visita, fabbricate — come tengono a precisare gli organizzatori — «al cento per cento con mano d’opera nazionale». Le vetture non avranno finestrini laterali, per garantire un maggiore contatto con la gente.

«Facciamo il primo passo», il motto del viaggio, è anche il titolo della canzone che farà da inno alla visita. Il brano è stato scelto attraverso un concorso a cui hanno partecipato 465 artisti di tutto il paese. In questi giorni lo slogan si legge nei mille murales sparsi per le città, ma risuona anche dalle radio e nei discorsi della gente, perché si respira la consapevolezza che la pace è necessaria e che si tratta di un obiettivo a cui tutti possono contribuire. Da circa nove mesi il paese ha messo fine a una guerra che ha causato conseguenze ancora ben visibili e si trova a intraprendere i primi passi di un percorso difficile ma necessario per poter creare una cultura di pace per le prossime generazioni. La guerra, durata più di cinquant’anni, ha provocato più di sette milioni di sfollati; e tra questi, molte sono madri rimaste sole o vedove di guerra, e spesso hanno subito violenze e torture.

Proprio per sconfiggere la violenza e promuovere il rispetto dei diritti e della dignità di ogni persona, venerdì 8 circa quattromila donne vestite con magliette di colore arancione accoglieranno Papa Francesco a Villavicencio. Jenny Johanna Parra Cruz, delegata femminile di uno degli otto quartieri in cui è divisa la città, ha spiegato che attraverso questo movimento le donne sperano di far risaltare il ruolo significativo delle donne nel processo del post-conflitto colombiano.

Proprio a Villavicencio il Papa, durante la messa, proclamerà beati due martiri colombiani uccisi in odio alla fede: monsignor Jesús Emilio Jaramillo Monsalve (1916-1989), vescovo di Arauca, morto nei pressi di Fortul, e il sacerdote diocesano Pedro Maria Ramírez Ramos (1899-1948), morto ad Armero, nel dipartimento di Tolima. Per monsignor Suescún la beatificazione «è un dono del Papa» che rende omaggio alla Chiesa cattolica in Colombia, che «da oltre settant’anni vive una sorta di “martirio perenne”, schiacciata sempre da un gioco di violenze incrociate».

Oltre a rimarginare le ferite della guerra, la sfida per il paese è quella di ricostruire una società coesa ricreando le condizioni per lo sviluppo delle zone rurali, per troppo tempo teatro di guerra. In questo senso, la Colombia può contare sulla terza biodiversità al mondo e sul posizionamento strategico tra Atlantico e Pacifico. Con le enormi foreste che possiede, la sfida per uno sviluppo sostenibile diventa centrale nel dibattito sul futuro. È tra i pochi paesi al mondo che assorbe più anidride carbonica di quella che emette ma è anche quello in cui cresce di più il tasso di deforestazione. La visita, dunque, sarà anche il momento per riflettere sul tema della riconciliazione con la natura.

Intanto i colombiani vivono questi giorni di attesa con lo sguardo all’immagine simbolo del viaggio, che ritrae il Papa mentre compie il “primo passo”, incoraggiando tutti a ricominciare a costruire e a sognare di nuovo un futuro di pace per il paese.

di Silvina Pérez

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21 giugno 2018

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