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Attesa
in Catalogna

· Il governo spagnolo pronto a sospendere l’autonomia della regione ·

Questo pomeriggio, alle ore 18, il presidente catalano Carles Puigdemont prenderà la parola nel parlamento di Barcellona. Darà conto del risultato del referendum del primo ottobre e potrebbe proclamare unilateralmente l’indipendenza della regione. Il governo di Madrid, che ha definito la consultazione illegale, si è detto pronto a prendere tutte le contromisure previste dall’ordinamento spagnolo. La tensione è quindi molto alta. Lo stesso sindaco di Barcellona, Ada Colau, ha detto ieri che il referendum del primo ottobre «non è sufficiente a dare legittimità a una dichiarazione di indipendenza». Al suo appello si sono uniti otto Nobel per la pace, tra cui Adolfo Pérez Esquivel, Rigoberta Menchú Tum e José Ramos-Horta, che hanno inviato una lettera ai leader catalani e spagnoli chiedendo «una mediazione pacifica per risolvere la crisi». Dall’altra parte le organizzazioni e i partiti indipendentisti catalani hanno già convocato per stasera una mobilitazione straordinaria «in difesa del referendum» e si accentuano i timori di disordini.

Dopo il discorso di Puigdemont, il presidente del governo spagnolo Rajoy si presenterà domani in parlamento, a Madrid, per informare sulle misure che ha già preso e prenderà. Per sospendere l’autonomia catalana, in base all’articolo 155 della costituzione, ha bisogno della maggioranza assoluta in assemblea. Il governo «farà tutto il necessario» ha affermato ieri Rajoy davanti alla direzione del Partito popolare. «Impediremo l’indipendenza della Catalogna. La separazione della Catalogna non avverrà» ha aggiunto. Rajoy ha intanto ricevuto il sostegno di Berlino e di Parigi. A Bruxelles una dichiarazione di indipendenza della Catalogna è considerata «solo speculazione». Questa l’espressione usata dai portavoce della Commissione a chi chiedeva se l’Unione europea sarebbe pronta a riconoscere e affrontare un’eventuale scissione di Barcellona da Madrid.

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27 maggio 2019

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