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Attenzione e cura
per l’arte sacra

· La Chiesa e i suoi musei ·

«La Chiesa e i suoi musei. Identità, governance e politiche culturali», questi i temi che sono stati affrontati nella sala conferenze dei Musei Vaticani, che il 9 maggio hanno voluto accogliere i rappresentanti dei musei diocesani italiani nel loro convegno annuale. Oltre duecento sono i musei ecclesiastici esistenti sul territorio italiano, che arrivano a più di mille se si calcolano le collezioni nate nell’ambito di tante chiese e istituzioni cattoliche. L’Amei coordina il loro lavoro dal 1996 e costituisce una realtà vivace, in costante dialogo fra i suoi membri, che ha permesso una significativa crescita dei musei, come dimostrano i sorprendenti incrementi avuti negli ultimi decenni. La Lettera circolare sulla funzione pastorale dei musei ecclesiastici del 15 agosto del 2001 ha stabilito con attenzione i tanti aspetti, le tante sfaccettature di strutture complesse quali sono i musei ecclesiastici, ed è entrata anche in indicazioni di tipo pragmatico e logistico, che nel corso degli incontri annuali dell’Amei vengono perfezionate e adattate alle esigenze di una società in continua evoluzione.

Una sala del museo diocesano Carlo Maria Martini di Milano

Sono queste le realtà museali locali dove viene portata avanti l’attenzione al patrimonio storico, artistico e di fede, con professionalità, passione, spirito di appartenenza e di servizio. E per “attenzione” si intendono quei valori di “cura” intesi nell’accezione più ampia del termine. Cura intesa, quindi, come studio, tutela, restauro e promozione. Queste attenzioni si applicano quotidianamente anche fra le mura dei Musei Vaticani, grazie alle alte professionalità che lavorano al loro interno. Una realtà fatta di quasi settecento dipendenti, sette laboratori di restauro suddivisi per tipologia di materiale, un Ufficio del conservatore, un Gabinetto di ricerche scientifiche e diagnostiche, ma anche reparti curatoriali particolarmente sensibili ai valori di ricerca e tutela dei beni di cui sono affidatari. Assieme a loro la complessa struttura amministrativa e gestionale dei Musei Vaticani, che permette di lavorare in tranquillità e di portare avanti anche gli aspetti organizzativi e logistici di tanti progetti e al tempo stesso accogliere migliaia di persone ogni giorno, con tutto quello che questi numeri comportano.

I Musei Vaticani sono i diretti eredi di quell’attenzione e della cura che lo Stato pontificio e successivamente la Santa Sede hanno riservato alle tematiche della conservazione, alla tutela e al restauro, dalla celebre lettera di Raffaello a Leone x alle successive e recenti leggi di tutela emanate dai Pontefici.

Cura che va anche intesa come committenza, per valorizzare e promuovere prodotti artistici legati ai valori della Chiesa cattolica; come in tante occasioni nel passato, anche oggi la Chiesa non può ignorare il valore dell’arte e non può interrompere quel dialogo fondamentale con gli artisti che rendono visibile l’invisibile.

Tante sono le relazioni, i rapporti e i progetti che i musei del Papa hanno con i musei diocesani, italiani e stranieri. Lo scorso anno abbiamo realizzato con il Museo diocesano di Milano l’intensa mostra dedicata alla via Crucis di Gaetano Previati. Prossimamente abbiamo in animo un progetto con il Museo diocesano di Napoli.

È di questi giorni la collaborazione con il Museo diocesano di Caltagirone: una mostra nella Pinacoteca vaticana di una preziosa e sconosciuta tavola fiamminga: «Raccontare il mistero della Trinità. Il Trono di Grazia Interlandi di Vrancke van der Stockt». Lo spunto è nato dal restauro del dipinto conservato nel museo di Caltagirone che è stato eseguito dai laboratori di restauro vaticani, e in particolare dalla restauratrice Angela Cerreta. Il curatore del reparto di arte bizantina e medievale, Adele Breda, cogliendo l’occasione del restauro e delle novità emerse durante il suo corso, ha proposto e realizzato una piccola ma significativa esposizione sull’iconografia della Trinità, analizzando le implicazioni storiche, artistiche e teologiche dall’Etimasia al Trono di Grazia, alla Trinità.

Un esempio, quello di questa mostra (che dal 13 giugno prossimo si sposterà al Museo diocesano di Caltagirone), dei concetti di cura, di ricerca, di tutela, di restauro sopra evocati, ma anche di valorizzazione e di condivisione nonché di ottima e proficua collaborazione con le realtà diocesane locali.

di Barbara Jatta

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24 agosto 2019

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