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Attacco talebano al cuore di Kabul

· Cinque attentatori suicidi si fanno esplodere nel centro della città provocando numerosi morti ·

. Attacco talebano, stamane, al cuore di Kabul. È un altro atto della rappresaglia scatenata dalla guerriglia in risposta all'offensiva della coalizione internazionale in corso nel sud dell'Afghanistan, diretta a «ripulire» il territorio dalla presenza talebana. Si è trattato di un attacco coordinato. Cinque attentatori suicidi si sono fatti esplodere davanti all'hotel Safi Landmark, che generalmente ospita stranieri: il bilancio è di diciassette morti e più di trenta feriti. Tra le vittime, un italiano, consigliere diplomatico dell'ambasciata nella capitale afghana.

L'attentato giunge all'indomani della conquista della roccaforte talebana di Marjah, nella provincia meridionale di Helmand, a dodici giorni dall'inizio dell'operazione denominata Moshtarak, che vede impegnato, a supporto delle forze della coalizione internazionale, l'esercito afghano. Come detto, dunque, la bandiera afghana è stata issata ieri su una casa di Marjah, a coronamento della seconda settimana dell'offensiva contro i talebani. In realtà già altre due volte, il 14 e il 17 febbraio, militari e civili afghani avevano compiuto una simile operazione, scatenando — ricorda l'agenzia Ansa — una dura reazione da parte dei cecchini talebani. Ma ieri l'alzabandiera ha avuto tutti i crismi dell'ufficialità, ed è avvenuto alla presenza del governatore Gulab Mangal e di alti ufficiali afghani e della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf).

Davanti a circa trecento persone, il vessillo afghano è stato collocato su una casa situata a trenta metri dal centro della città vecchia. Per non correre rischi, tiratori scelti della marina americana aveva preso posizione sui tetti delle case circostanti. Prendendo la parola, il governatore Mangal ha dichiarato: «L'operazione in corso ha successo perché è stata voluta dalla gente del posto». Dal canto suo, uno dei comandanti delle truppe statunitensi, il generale Larry Nicholson, ha detto: «Questo è un giorno storico, in cui la gente sta pensando a un nuovo inizio per Marjah con il Governo legittimo dell'Afghanistan».

C'è da rilevare comunque che proprio in questi giorni il segretario alla Difesa statunitense, Robert Gates, aveva lamentato il fatto che l'offensiva nel sud dell'Afghanistan stava rallentando. Strenua, infatti, è la resistenza talebana nella provincia di Helmand, e non mancano dunque sanguinose rappresaglie. L'attentato di oggi nel cuore di Kabul conferma che i guerriglieri non fanno sconti e si teme che nuovi attacchi possano essere compiuti in risposta all'avanzata delle forze della coalizione internazionale.

Poi non vi sono solo gli ordigni esplosivi improvvisati a preoccupare le truppe Nato impegnate nell'offensiva nel sud dell'Afghanistan. Un comandante dei marines ha rivelato che i proiettili dei cecchini talebani hanno la capacità di perforare gli elmetti in kevlar, materiale molto resistente. L'allarme è stato lanciato dal generale James Conway. Il comandante, riferisce l'agenzia Agi, ha spiegato che i vertici dei marines stanno facendo pressioni sulla dipartimento alla Difesa americano per avere elmetti resistenti ai proiettili calibro 7.62 dei kalashnikov dei talebani.

Fonti della Nato hanno ammesso, in una dichiarazione al «The Times», che una forza d'assaltto, lo scorso dicembre, ha ucciso per errore dieci ragazzi fra i 12 e i 18 anni che si trovavano in un edificio nella parte orientale dell'Afghanistan. Non si sa ancora chi sia stato l'esecutore materiale della strage: le truppe occidentali, riferisce l'Ansa, accusano gli afghani, mentre Kabul punta il dito sulla forze speciali americane. I vertici della Nato avevano sempre detto che quell'operazione mirava a colpire un gruppo di talebani responsabili di una serie di violenti attacchi nella zona. Ma dopo un'inchiesta del quotidiano inglese, fonti della Nato hanno chiarito l'accaduto, dicendo che si trattava di civili con nessun collegamento con gli insorti.


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