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L’attacco jihadista riporta il terrore a New York

· Dolore e solidarietà del Pontefice dopo l’attentato nella zona del World Trade Center ·

Fiori e una bandiera argentina nel punto della pista ciclabile dove è avvenuto l’attentato (Afp)

A meno di 48 ore di distanza dall'attacco a New York, vicino al World Trade Center, nel quale sono morte otto persone, continuano le indagini per ricostruire la dinamica dei fatti. Per questo attacco terroristico, Papa Francesco si è detto «addolorato», esprimendo solidarietà a tutte le vittime e ai loro famigliari. Il vice commissario del dipartimento di polizia di New York, John Miller, ha spiegato oggi in conferenza stampa che Sayfullo Saipov, il 29enne uzbeko che al volante di un pick up ha falciato le vittime su una pista ciclabile, era entrato negli Stati Uniti nel marzo del 2010 con un visto del Diversity Immigrant Program, come confermato anche dal dipartimento per la Sicurezza nazionale. Saipov aveva noleggiato il mezzo un’ora prima dell'attentato; all'interno dell'abitacolo sono stati rinvenuti diversi coltelli. Ferito e catturato dalla polizia, l'uomo è stato interrogato nel letto al Bellevue Hospital.Dall'interrogatorio è emerso che Saipov pianificava l'azione da quasi un anno e ha agito “in nome” del sedicente stato islamico (Is). Avrebbe preparato l'attacco seguendo istruzioni diffuse in rete dall’Is e nel suo pc sono state trovate migliaia di immagini e decine di video legate al gruppo jihadista. Gli inquirenti lo hanno definito «consumato dall'odio e da un'ideologia distorta». Ferito da un poliziotto durante la cattura, è poi apparso in un tribunale federale di New York su una sedia a rotelle. Formalmente è accusato di terrorismo, strage e aiuto materiale all'Is. Era in contatto con almeno altre due persone, non si sa se anch'esse collegate alla rete jihadista.

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20 settembre 2019

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