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Attacco dei separatisti

· Ad Aden si apre un nuovo fronte nel conflitto yemenita ·

Violenti combattimenti sono scoppiati ieri ad Aden, nel sud dello Yemen. Il bilancio di almeno quindici morti e trenta feriti. Gli scontri, si apprende dai media arabi, sono iniziati alle prime luci del giorno, quando i militari fedeli al legittimo presidente yemenita Hadi hanno tentato di impedire l’ingresso nella città portuale a gruppi di uomini armati definiti dai media locali “separatisti”. Questi ultimi hanno occupato diversi edifici governativi. Il governo ha denunciato un tentativo di colpo di stato. In serata, scrive Al Arabiya, il presidente Hadi ha ordinato alle proprie forze di ritirarsi nelle basi e cessare le ostilità.

«Ad Aden la legittimità viene rovesciata» ha denunciato il premier Ahmed bin Dagher. «Quello che sta accadendo è molto pericoloso e ha effetti sulla sicurezza, la stabilità e l’unità dello Yemen. Questi comportamenti non sono diversi da quelli criminali degli huthi a Sana’a». Questi separatisti — dicono sempre fonti governative — si rifanno a un’organizzazione chiamata Consiglio del sud, cui aderiscono anche diversi governatori delle province. La scorsa settimana il Consiglio aveva dato sette giorni di tempo al presidente Hadi per licenziare il premier o sciogliere il governo. Ora ad Aden, capitale ad interim del paese dopo l’inizio del conflitto con i ribelli huthi che controllano la capitale Sana’a, sembra essere tornata la calma.

Con l’offensiva ad Aden sembra aprirsi un nuovo fronte nel conflitto yemenita, che ha causato finora una delle maggiori crisi umanitarie degli ultimi tempi. Sono più di 20.000, infatti, le persone che hanno perso la vita dall’inizio del conflitto tra le forze del presidente Hadi — sostenuto da una coalizione internazionale a guida saudita — e i ribelli huthi. L’epidemia di colera, la carestia e la decisione della coalizione saudita di chiudere le frontiere con lo Yemen sono fattori che aggravano ulteriormente la condizione interna

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24 febbraio 2018

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