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Attacchi a Bruxelles e a Londra

· Colpiti uomini delle forze dell’ordine ·

La presenza di un’arma da taglio è l’elemento che accomuna i due episodi avvenuti a distanza di pochi minuti in Belgio e in Gran Bretagna. In entrambi i casi sono rimaste coinvolte forze dell’ordine in divisa e ci sono due feriti ma lievi. A Bruxelles, i militari sono stati colpiti da un uomo che non risulta legato ad ambienti dell’estremismo. A Londra gli agenti sono intervenuti avendo avvistato una macchina in un’area riservata con un uomo e un coltello a bordo e sono stati colpiti.

Polizia per le strade di Bruxelles  dopo l’aggressione ai soldati (Epa)

L’uomo che ieri sera a Bruxelles ha aggredito con un coltello tre militari belgi, provocando ferite leggere a due di loro, era di origine somala ma aveva la nazionalità belga. L’attacco — avvenuto intorno alle 20 a Boulevard Émile Jacqmain, a poche centinaia di metri dalla famosissima piazza Grande Place — è considerato dalla procura belga come un atto di «terrorismo». L’uomo, morto in ospedale, aveva trent’anni e il suo sarebbe stato «l’atto isolato di una persona isolata». Bruxelles è stata duramente colpita dagli attacchi del marzo 2016 e resta al centro delle cronache terroristiche per il passaggio di jihadisti.

Ed è considerato un atto di terrorismo il gesto del giovane di 26 anni che ieri, alle 20.35, ha aggredito due agenti all’esterno di Buckingham Palace. È riuscito a ferire leggermente i due poliziotti prima di essere arrestato. Gli agenti erano schierati a protezione della residenza di Elisabetta ii che in questo periodo trascorre le vacanze a Balmoral in Scozia. Buckingham Palace è stato isolato. Scotland Yard ha chiarito che l’uomo aveva parcheggiato la sua automobile vicino a un veicolo della polizia. I due agenti hanno visto un «grande coltello» nella vettura e sono intervenuti.

Per la prima volta nella storia moderna della Spagna un re partecipa a una manifestazione: questo pomeriggio a Barcellona Filippo vi prende parte, con tutti i leader politici spagnoli, alla grande manifestazione unitaria «No Tinc Por», cioè «Non ho paura», convocata in risposta agli attentati jihadisti della settimana scorsa. Ieri un primo corteo ha sfilato per le strade di Cambrils, la cittadina costiera a sud di Barcellona colpita, sempre il 17 agosto, dalla furia terroristica. Nei due attentati, rivendicati dal sedicente stato islamico (Is), sono rimasti uccise 15 persone e 134 sono state ferite. A nove giorni dall’attentato, 25 di loro sono ancora ricoverati negli ospedali di Barcellona, e sei risultano tuttora in condizioni critiche.

A Barcellona i manifestanti si ritrovano alle 18, al Passeig de Gràcia per poi muoversi fino a Plaça de Catalunya, a pochi metri dal luogo in cui il terrorista Yaounes Abouyaaqoub, della cellula jihadista guidata dall’imam di Ripoll, ha falciato la folla sulla Rambla a bordo di un furgone bianco. La manifestazione viene aperta da rappresentanti delle forze di sicurezza e dai servizi di urgenza catalani. Poi verranno i leader politici. Quindi una folla che si prevede ingente. Accanto a re Filippo vi ci saranno il presidente del governo spagnolo Mariano Rajoy e il presidente catalano Carles Puigdemont, i membri dei governi spagnolo e catalano, tutti i presidenti regionali e i leader di tutti i partiti del paese.

Ieri nella cittadina costiera di Cambrils, colpita dal furore terrorista a poche ore di distanza dall’attentato alla Rambla, 16.000 persone hanno camminato sul litorale ripetendo a gran voce «non ho paura». Le principali città spagnole, e molte località turistiche, hanno blindato negli ultimi giorni le zone con maggiore affluenza di folla, dalla Cattedrale di Santiago de Compostela all’Alcazar a Siviglia.

Intanto, il presidente del governo spagnolo si è detto pronto a modificare il codice penale spagnolo anche per migliorare la cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo. Lo scrive «El País», sottolineando che Rajoy affronterà il tema lunedì a Parigi, partecipando al vertice tra i leader di Francia, Italia, Spagna, Germania.

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06 dicembre 2019

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