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Attaccato un campo profughi
sull’isola greca di Chios

· Con lanci di bottiglie molotov e sassi ·

Un violento attacco, con lancio di bottiglie molotov, petardi e sassi, è stato compiuto nella notte tra mercoledì e giovedì contro il campo di profughi di Souda, sull’isola greca di Chios. Distrutte dal fuoco una cinquantina di tende e baracche del campo, che ospita almeno 4000 profughi. L’episodio — reso noto solo ieri — è l’ultimo atto di una serie di proteste e scontri contro i rifugiati: circa 150 di loro sono stati costretti a fuggire. E nei disordini un rifugiato è stato gravemente ferito dal lancio di una pietra. 

Le fiamme divampano nel campo di Souda (Reuters)

La dinamica dei fatti sembra ancora incerta. Alcune fonti accusano gruppi xenofobi di estrema destra, mentre altre parlano di tensioni interne tra gruppi profughi. Fonti dell’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che gestisce la struttura di accoglienza, hanno confermato che gli assalitori hanno lanciato bottiglie e oggetti contundenti dal muro di cinta del campo. I volontari hanno cercato di far fronte alla difficile situazione erigendo un’altra tendopoli, più piccola, fuori da Souda e hanno rivolto un appello alla polizia perché vengano rafforzati i controlli. Tuttavia, come ha riferito Roland Schoenbauer, operatore dell’Unhcr, «non tutti migranti avranno un posto asciutto dove trascorrere le prossime notti» per il timore di nuovi assalti. L’episodio — secondo i media greci — sarebbe collegato con una vicenda in cui sono coinvolti quattro profughi, che due giorni fa avrebbero svaligiato un negozio di fuochi d’artificio e lanciato petardi in giro per l’isola. Si tratterrebbe, dunque, di una rappresaglia per quanto accaduto. L’assalto contro il campo profughi di Chios si è verificato poche ore dopo l’ennesima tragedia nell’Egeo. Almeno sei persone sono morte e altre tre risultano disperse dopo che una piccola imbarcazione si è capovolta al largo delle coste di Didim, nel sudest della Turchia, anche a causa del maltempo.

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