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Attaccato a Bassora il consolato iraniano

· Durante le proteste contro la corruzione e la disoccupazione ·

È una fase molto complessa e delicata quella che sta attraversando oggi l’Iraq. Accanto al rischio, sempre presente, del terrorismo jihadista, si fanno largo il risentimento e la protesta sociale. Non si fermano, infatti, i disordini a Bassora, nel sud dell’Iraq, dove da giorni i manifestanti stanno protestando contro la corruzione della classe politica, la mancanza di lavoro e il caro vita. Ieri i morti sono saliti a dieci: tre manifestanti sono stati uccisi negli scontri con la polizia. Centinaia i feriti.

La protesta è degenerata in serata, quando i manifestanti hanno attaccato e dato alle fiamme il consolato iraniano. I dimostranti hanno urlato slogan anti-iraniani fuori dall’edificio, prima di assaltare il consolato e appiccare un incendio all’interno. È stata inoltre bruciata una bandiera iraniana. Sono stati avvertiti anche colpi di mortaio nella zona, dicono fonti locali citate dalle agenzie.

Molti residenti della città sciita irachena accusano i partiti politici locali di essere troppo legati all’Iran e affermano che Teheran interferisce con la politica del paese. Alcuni ritengono l’ingerenza di Teheran la causa della cattiva gestione e della scarsità di servizi.

Il governo iraniano ha condannato fermamente l’attacco al consolato e ha convocato l’ambasciatore iracheno a Teheran. «Ci aspettiamo l’arresto immediato e la condanna degli aggressori» ha detto il portavoce del ministero degli esteri di Teheran, Bahram Ghassemi, aggiungendo che «è dovere del governo iracheno garantire la sicurezza delle missioni diplomatiche».

Secondo il portavoce, «l’attacco è stato pianificato in anticipo con l’obiettivo di minare le relazioni amichevoli tra i due paesi». Ghassemi ha anche affermato che l’edificio del consolato «ha subito danni sostanziali», ma «nessun diplomatico o impiegato è rimasto ferito».

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09 dicembre 2019

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