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Atene dice sì al rigore

· Il Governo Papandreou approva il nuovo piano di austerità ·

Previsti tagli alla spesa pubblica e privatizzazioni

Il Governo greco ha approvato il nuovo piano di austerity 2012-2015 con un altro pacchetto di tagli e di privatizzazioni. Le misure, che ora passano al vaglio del Parlamento, sono state varate al termine di un Consiglio dei ministri durato oltre sei ore.

Il pacchetto, che ha scatenato le proteste dei sindacati e dei cittadini, è stato imposto dall’Unione europea e dall’Fmi (Fondo monetario internazionale) come condizione per varare un nuovo piano di salvataggio dei conti pubblici di Atene dopo quello, già adottato, da 110 miliardi di euro. Le misure approvate dal Governo dovrebbero portare a risparmi per 28,5 miliardi di euro entro il 2015 di cui 6,4 miliardi già quest’anno.

Intanto, dall’Fmi alla Banca centrale europea si leva un coro di no contro la ristrutturazione del debito greco. Mentre sembra ormai inevitabile un nuovo piano di aiuti finanziari il cui ammontare, però, dipenderà dal grado di coinvolgimento del settore privato. Atene intanto corregge al ribasso il pil del primo trimestre.

Dopo l’apertura alla proposta di una «ristrutturazione soft», la Bce ha invertito rotta: l’istituto «non è a favore di una ristrutturazione» ha detto ieri il presidente dell’istituto, Jean Claude Trichet, escludendo «ogni concetto che non sia volontario» e chiedendo di «evitare ogni evento creditizio o default selettivo». Anche da Washington l’Fmi ha fatto sapere che tutte le parti coinvolte nelle discussioni su un nuovo programma di aiuti internazionali alla Grecia sono contrarie a una ristrutturazione del debito pubblico del Paese. Per il ministro dell’Economia francese, Christine Lagarde, va evitato il default della Grecia e la sua uscita dalla zona euro, cose che sarebbero solo «una soluzione molto azzardata e imprevedibile».

Sembra ormai inevitabile, intanto, un nuovo piano di aiuti internazionali per Atene. A dirlo è anche il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, secondo cui l’ammontare dipende dal grado di coinvolgimento e dall’entità del contributo che verrà dal settore privato. Ma secondo Moody’s è «difficile immaginare» un’adesione volontaria degli investitori privati a una ristrutturazione del debito. Secondo fonti citate dall’agenzia Bloomberg, i Governi europei e l’Fmi potrebbero concedere nuovi aiuti per 45 miliardi di euro, nell’ambito dell’ultimo piano di salvataggio triennale. Stando a una fonte diplomatica citata dalla France Presse, il nuovo piano di aiuti dovrebbe aggirarsi attorno ai novanta miliardi di euro per coprire i bisogni della Grecia almeno fino a metà 2014.

Intanto ad Atene, mentre i lavoratori scendono in piazza contro la troika Ue-Fmi e Bce, il pacchetto di misure di austerità da 78 miliardi per i prossimi cinque anni ottiene il via libera del Consiglio dei ministri e arriva in Parlamento. E il premier avverte che la Grecia è a un «crocevia definitivo» e che le prossime settimane saranno critiche. E i dati economici lo confermano: l’istituto di statistica ha rivisto ieri al ribasso le stime sul pil; sale inoltre la pressione sui tassi dei titoli di Stato (il rendimento dei titoli decennali è salito al 16,5 per cento con lo spread rispetto al corrispettivo bund tedesco che si è ampliato a 1.353,6 punti, mentre il tasso dei titoli biennali ha di nuovo superato il 25 per cento); e sale anche a nuovi massimi il rischio debito con i credit-default swap sul debito greco che segnano un aumento di trenta punti base.

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18 agosto 2019

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