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Assorta nella lettura

È una bella sorpresa la piccola immagine della predella del Polittico dell’Assunta (1539-1540) di Gaudenzio Ferrari che si trova nella chiesa bramantesca di Santa Maria di Piazza a Busto Arsizio, in provincia di Varese. In una delle quattro scene che illustrano episodi della vita di Maria, la giovane donna è ritratta nella bottega di Nazareth. Siede a terra, assorta nelle lettura di un libro; appoggiata con la schiena al muro, è ai piedi di un tavolo da lavoro di falegnameria sul quale Giuseppe sta lavorando, seguito dallo sguardo attento del piccolo Gesù. Sostando su quella posa inusuale di Maria non ho potuto non ricordare qualche mia studentessa che, in occasione dei recenti esami di maturità, sedeva a terra nei corridoi della scuola ripassando un manuale in attesa del colloquio orale. Le immagini ci colpiscono perché sanno richiamare alla mente altre visioni, anche interiori, che si intrecciano con vissuti che segnano e nel contempo sono segnati dalla nostra storia. In questa piccola pagina di naturalismo lombardo (forse la predella è da ascriversi non al Maestro del polittico ma a qualche allievo, Giovan Battista della Cerva o un altro ancora) è ripreso un tema caro all’iconografia mariana, ovvero quello della Madonna con un libro tra le mani. Soprattutto nell’icona dell’Annunciazione la Vergine è stata così raffigurata e, in età rinascimentale, con varianti legate alle straordinarie invenzioni prospettiche di grandi artisti. Nell’atto dell’annuncio tuttavia il libro perde importanza e lo sguardo di Maria è in primo piano, come abbagliato. Ritroviamo il motivo nella presentazione di altre figure femminili (la Maddalena penitente o le allegorie della Malinconia o di arti liberali) che secondo Anna Finocchi anticipano più recenti raffigurazioni di donne lettrici, dove è ritratto “l’universo della vie interieure”. Così scrive la studiosa in un suo testo dedicato alle Lettrici nella pittura dell’Ottocento (Ilisso, 1992). La lettura appare la conquista di un esercizio intellettuale, un modo d’essere in cui sempre più la donna risulta concentrata all’interno di sé. Così appare Maria già nella semplice descrizione della predella del Polittico bustese: assorta, attenta a ciò che sta apprendendo, apparentemente ignara della vita domestica che si sta svolgendo attorno a lei. Il libro che ha tra le mani ci è ignoto ma non è difficile immaginare l’intenzione dell’artista che sta dedicando alla Madonna Assunta una riflessione cromatica aperta alla preghiera comune. Il testo che essa tiene tra le mani, appoggiato sulle sue ginocchia, ha a che fare con il Verbo, che fu intimamente accolto nel suo grembo. In un bel capitolo di Nazareth. Casa del libro di François Cassingena-Trévedy (Bose, Qiqajon, 2019, pagine 70, euro 8) l’autore rimanda a un «Libro che ci legge». Capovolge così la posizione del soggetto. In primo piano è il «Il Libro stesso che si ramifica nel nostro essere, lo ara, lo coltiva nel profondo». Il richiamo va al giardino interiore, altra bellissima immagine per figurare ciò che può fiorire dentro di noi. Ciò in cui è assorta la giovane madre della predella non è per lei motivo di distrazione dal tempo e dallo spazio in cui ella vive; quella lettura non la isola dalla casa perché proprio in quella casa sta crescendo proprio il vero Libro, il Verbo di Dio in cui ella ha creduto e che le ha consentito l’elevazione che la Festa dell’Assunta proclama. Ripenso alle mie studentesse da poco congedatisi dalle aule scolastiche dove si tenta di proporre pagine alte di letteratura, storia, filosofia. Viviamo un tempo di paradossi: troppi libri sul mercato e carenza di lettura; ampia cultura multimediale e scarnificazione di comunicazione e di senso; infinite immagini e scarso riconoscimento del loro valore per la vicenda storico-esistenziale di ciascuno. Eppure non rinuncio a credere nella forza vivificante della parola scritta, nelle architetture spirituali che gli indici di alcuni testi fanno intravedere, nel rigore delle righe che si succedono, nella benefica fatica del sostare sulla profondità di testi. Quando in qualche anfratto di stazione o aeroporto, salone o spazio pubblico, vedrò una ragazza seduta per terra a leggere, il pensiero correrà alla giovane donna di Nazareth che un oscuro pittore cinquecentesco ha scelto ritrarre in una postura dimessa, umile, feriale, con un libro in mano e così vicina a Dio.

di Antonella Cattorini Cattaneo

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15 novembre 2019

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