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Assedio a Bengasi

· Mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu cerca un’intesa sulla no-fly zone ·

Siamo a un nodo cruciale della drammatica crisi libica. Mentre le forze fedeli a Muammar Gheddafi annunciano il loro imminente arrivo («tutto sarà finito entro 48 ore») a Bengasi — seconda città del Paese e roccaforte dei ribelli — la comunità internazionale incontra enormi difficoltà a trovare un accordo per fermare le violenze.

Dopo una marcia inarrestabile verso la Cirenaica, anche per la sproporzione delle forze militari sul terreno, l’aviazione governativa libica ha oggi bombardato Bengasi. I raid hanno preso di mira soprattutto l’aeroporto. Medici senza Frontiere ha annunciato ieri sera di avere richiamato tutti i suoi operatori da Bengasi spostandoli ad Alessandria d’Egitto. È in corso da questa mattina un’offensiva anche alla città di Misurata, a est di Tripoli. Secondo residenti, i governativi stanno avanzando con blindati e, utilizzando artiglieria, stanno attaccando la città da tre lati e si sono avuti almeno cinque morti e decine di feriti.

Il colonnello Gheddafi, parlando davanti a una rappresentanza della tribù Mseleta, in un discorso diffuso anche dalla televisione di Stato, ha detto: «Se questo è un complotto degli stranieri, li schiacceremo. Se è un complotto interno, lo schiacceremo». Il raìs ha accusato ancora una volta Al Qaeda per la rivolta cominciata il 17 febbraio.

Francia e Gran Bretagna hanno intensificato le pressioni per ottenere la creazione di una no-fly zone da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla Libia, ma non è detto che otterranno soddisfazione vista l’opposizione della Cina e le perplessità di Paesi europei come la Germania e il Portogallo, oltre alla Russia. A nome della Lega araba, che la scorsa settimana aveva chiesto all’Onu di organizzare una zona di non volo sul Paese nordafricano, il Libano ha presentato ieri sera un nuovo progetto di risoluzione. Ma qualsiasi decisione verrà presa dall’Onu potrebbe essere tardi. E inoltre mentre il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, ha affermato oggi che diversi Paesi arabi sono pronti a partecipare a un intervento militare in Libia, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha detto: «La guerra non si può fare: l’azione militare la comunità internazionale non la deve, a mio avviso, non la vuole e non la può fare».

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16 ottobre 2019

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