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Sintonia tra Mosca e Washington
sulla crisi nordcoreana

· Trump e Putin a colloquio per attenuare la tensione al 38° parallelo ·

Il presidente statunitense, Donald Trump, e il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno avuto ieri un colloquio telefonico nel quale hanno sottolineato la necessità di «lavorare insieme e risolvere la situazione della Corea del Nord», definita da entrambi «molto pericolosa». A darne notizia sono stati il Cremlino e la Casa Bianca. 

Militari nordcoreani nella zona smilitarizzata al confine con la Corea del Sud

Durante il colloquio, Trump e Putin hanno discusso «della situazione in diverse aree di crisi concentrandosi su come risolvere la questione nucleare nella penisola coreana» si legge nel comunicato di Mosca. Washington questa settimana, tramite il segretario di stato Rex Tillerson, si è detta disponibile a trattare con Pyongyang «senza precondizioni». Un’apertura — dicono fonti di stampa — che sarebbe stata confermata anche da Trump. Durante la conferenza di fine anno, Putin ha dichiarato di guardare con favore alla «consapevolezza» degli Stati Uniti sulla «realtà della crisi» con la Corea del Nord. Il capo del Cremlino ha poi lanciato un appello a tutte le parti convolte nella crisi affinché non aggravino la situazione. Inoltre, Putin ha detto che Mosca non riconosce a Pyongyang lo status di potenza nucleare.
Poche ore dopo il colloquio tra Trump e Putin, l’inviato speciale statunitense per la Corea del Nord, Joseph Yun, si è augurato che Pyongyang accetti l’offerta diplomatica di colloqui senza precondizioni. Parlando con i giornalisti oggi a Bangkok, Yun ha detto che i colloqui potranno aver luogo senza precondizioni, ma è «molto difficile» capire le intenzioni della Corea del Nord sul nucleare «senza un vero dialogo». Yun ha sottolineato che prima dei colloqui «la Corea del Nord deve intraprendere azioni sincere e significative nei confronti della denuclearizzazione».
La tensione al 38° parallelo è tornata a essere critica soprattutto dopo l’ultimo test missilistico il 28 novembre 2017. In quell’occasione era stato lanciato il più potente razzo mai usato dai nordcoreani, che avrebbe potuto colpire praticamente tutto il territorio americano. Pochi giorni dopo sono partite le esercitazioni congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, poi quelle tra Stati Uniti e Giappone. E ieri Pyongyang è nuovamente intervenuta affermando che se Washington attuerà un blocco navale «questo equivarrà a una dichiarazione di guerra», secondo quanto riporta l’agenzia ufficiale Kcna.
Nel frattempo, il governo giapponese ha deciso di allargare la lista delle società e delle organizzazioni a cui è vietato fare affari con la Corea del Nord. L’esecutivo nipponico ha approvato oggi la decisione di congelare gli asset di altri 19 gruppi industriali, tra cui società marittime, agenzie dei brokeraggio e istituti finanziari. Il blocco delle attività adesso riguarda un totale di 103 organizzazioni e 108 società: tutti sono accusati di avere rapporti con Pyongyang.

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15 settembre 2019

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