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Assad concede l’amnistia generale

· Mentre le Nazioni Unite condannano le violenze in Siria ·

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha lanciato oggi un appello al presidente siriano, Bashar Al Assad, per fermare le violenze in Siria. «Le nazioni — ha detto il segretario generale — vogliono il rispetto della loro dignità, la fine della corruzione, il rispetto dei diritti umani e dicono basta al potere di un solo uomo, alle dinastie, al silenzio imposto ai media e alla mancanza delle libertà fondamentali». Il regime di Damasco ha intanto annunciato un’amnistia generale per gli arrestati durante le rivolte, misura che però è stata accolta con scetticismo dall’opposizione poiché altre iniziative di questo genere erano state prese negli ultimi mesi senza risultati.

La Lega Araba si riunirà il prossimo 22 gennaio per valutare gli esiti della missione di osservatori in Siria. Il rapporto degli osservatori sarà completo entro il 19 gennaio e una commissione ristretta della Lega si riunirà due giorni dopo. Poi toccherà alla plenaria dell’organizzazione panaraba, che darà modo ai ministri degli Esteri di verificare se il presidente siriano Bashar Assad abbia attuato o meno il piano di pace siglato alla fine dello scorso anno.

Il segretario generale della Lega Araba, Nabil Al Arabi, ha detto intanto che l’ipotesi di inviare truppe arabe per fermare le violenze potrebbe essere tra gli argomenti discussi nel vertice del 22 gennaio. «Tutte le idee sono suscettibili di essere discusse» ha risposto Al Arabi a chi gli chiedeva un commento alla possibilità di una tale iniziativa ventilata dall’emiro del Qatar, Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani. Tuttavia, stando al parere degli analisti, all’interno dello schieramento arabo stanno emergendo profonde divisioni sull’argomento. «Al momento non c’è nessuna richiesta per inviare soldati arabi» ha detto all’agenzia Reuters un rappresentante della Lega araba. Il presidente tunisino, Moncef Marzouki, ha affermato che un intervento armato provocherebbe «un’esplosione» nell’intera regione. Sul terreno, nel frattempo, i disordini proseguono. L’agenzia Sana ha detto ieri che sei operai sono morti nell’esplosione di una bomba che ha fatto ribaltare un autobus nella provincia nord-occidentale di Idlib. A Homs — riporta la stessa agenzia — si sono svolti i funerali di sei soldati uccisi da «gruppi di terroristi».

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra, sette persone sono state invece uccise ieri negli scontri tra attivisti e forze governative. I Comitati locali di coordinamento (organizzazioni che raccolgono gruppi di attivisti) parlano di feriti nel quartiere di Baba Amr a Homs, che sarebbe stato preso di mira dall’artiglieria durante funerali di altri oppositori, di sparatorie contro dimostranti a Kafroma e Haysh, nella provincia di Idlib, e di violenze a Zabadani, sobborgo di Damasco.

Sul fronte internazionale, Parigi ha criticato il «silenzio» del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che, secondo il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, sta diventando «intollerabile». Al Palazzo di Vetro si continua a discutere su una possibile risoluzione di condanna contro Damasco. La situazione siriana è stata discussa a Beirut con le autorità libanesi da Ahmet Davutoglu, ministro degli Esteri della Turchia.

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